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Regno di Sardegna dopo le rivoluzioni del 1848

Dopo il fallimento delle rivoluzioni del 1948-49, da un lato i gruppi mazziniani che vedono fallire le loro insurrezioni e dall'altra i sostenitori di Mazzini che trovano nel Regno di Sardegna le basi per la diffusione delle loro idee nella scelta di Vittorio Emanuele II di mantenere lo Statuto Albertino.
Il governo guidato da Massimo D'Azeglio decide di accogliere gli emigrati politici da tutte le aree italiane dove sono in atto repressioni, così migliaia di persone si recano in Piemonte dove trovano ospitalità e impieghi.
La guida del governo passa a Camillo Benso conte di Cavour, un liberale diffidente nei confronti delle iniziative mazziniane.
La sua politica incoraggia la costruzione di linee ferroviarie e trova accordi con altri Paesi europei. Attua un ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici abolendo le congregazione religiose contemplative, ossia quelle che si dedicavano ad attività diverse dall'insegnamento e la predicazione.

Questi cambiamenti provocano uno scontro tra Camillo Benso e Vittorio Emanuele II che non vuole che i rapporti con la Santa Sede si irrigidiscano, però la maggioranza da ragione alla politica di Cavour.
Da questo episodio in avanti la vita parlamentare si basa sulla regola secondo cui i governi devono essere scelti sulla base della maggioranza e non solo esclusivamente con la sola volontà del re.
In campo estero la prima iniziativa è la Guerra in Crimea con Francia e Gran Bretagna che permette all'Italia di assicurarsi un prestigio e una visibilità internazionale maggiore che gli permette di partecipare alla Conferenza di Pace di Parigi, dove viene discussa anche la situazione italiana.
La seconda mossa di Camillo Benso è l'alleanza politico-militare con Napoleone III a Plombieres in cui la Francia si impegna ad aiutare il Regno di Sardegna nella guerra contro l'Austria.Regno di Sardegna dopo le rivoluzioni del 1948-1949.

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