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La realtà dell'imperialismo


Indubbiamente uno dei momenti reali che spinsero le nazioni europee a espandersi nei continenti extraeuropei fu la volontà degli stati imperiali di conquistare postazioni strategicamente importanti e di manifestare la propria potenza militare, nonché di avere un peso maggiore nelle relazioni internazionali. Oltre l'esaltazione della potenza nazionale, l’imperialismo aveva anche lo scopo di unire le classi sociali intorno a un obiettivo comune, incanalando le forti tensioni sociali (che in tutti gli stati europei stavano accompagnando lo sviluppo industriale) verso l'obiettivo esterno; la conquista di nuovi territori abitati da popolazioni inferiori avrebbe infatti garantito, secondo la propaganda ufficiale, un miglioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione. La mancata realizzazione di queste promesse impedì alla lunga che questo aspetto del ideologia imperialista attecchisse soprattutto presso la classe operaia mentre maggiori furono i consensi che riuscì ad ottenere tra i ceti medi. Nondimeno, anche se il movimento operaio mantenne perlopiù una posizione anti- imperialista, il fatto stesso che l'Internazionale socialista non cercò mai organizzare forme di resistenza tra le popolazioni conquistate, sta a dimostrare la relativa efficacia di questo tipo di argomentazione. Ma il colonialismo di fine ‘800 fu innanzitutto un fenomeno economico, come in genere oggi riconoscono gli storici e come anche alcuni attenti osservatori dell'epoca sottolineavano. La Grande Depressione del 1873-96 e la conseguente svolta protezionistica dell'economia capitalistica avevano infatti reso necessaria la richiesta di nuovi mercati e di aree da cui attingere materie prime a basso costo e in cui effettuare investimenti in infrastrutture. La conquista di nuove vaste colonie appariva dunque la soluzione più efficace per garantire lo sviluppo dell'economia capitalista.
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