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I problemi dell'Italia unita



1) Situazione economico-sociale: Al momento dell’unificazione, l’Italia era un paese povero ed arretrato. In tutto il regno le strade erano poche ed in cattive condizioni, le ferrovie, là dove c’erano, si fermavano ai confini dei vecchi stati senza allacciarsi ad altri tronchi ferroviari, mancavano le scuole e ben 78 Italiani maschi su 100 non sapevano né leggere né scrivere. La percentuale saliva al 90% per le donne e nelle regioni meridionali.
L’economia era molto arretrata specialmente al sud: il reddito degli Italiani, era meno di un terzo di quello dei Francesi ed un quarto di quello degli Inglesi.
L’industria era poco sviluppata rispetto agli altri paesi europei, era presente solo in Lombardia, Piemonte e Liguria, mentre nel resto dell’Italia era quasi assente. L’agricoltura, che era l’attività prevalente, presentava nelle varie zone dell’Italia, livelli di sviluppo diversi. Al nord stavano nascendo aziende agricole moderne per opera di abili imprenditori che investivano nell’agricoltura i loro capitali. Al sud invece erano prevalenti i latifondi, grandi estensioni di terreno agricolo concentrato nelle mani di pochi e ricchi proprietari che vivevano in città e non si curavano di migliorare, con nuovi investimenti, la produzione delle loro terre. La maggioranza degli abitanti delle campagne erano braccianti privi di terra o contadini proprietari di piccoli poderi. Erano tutti molto poveri e vivevano in condizioni di incredibile miseria.
2) condizioni igieniche e sanitarie: Le abitazioni malsane, la mancanza di acqua potabile e la scarsa igiene portavano alla diffusione di molte malattie contagiose come il colera e di altre come il tifo, la malaria provocata dalla puntura delle zanzare nelle zone paludose, la pellagra dovuta alla mancanza di vitamine, poiché la popolazione mangiava quasi solo alimenti a base di farina di granoturco come la polenta. Di conseguenza la mortalità era molto alta, specialmente quella infantile che era la più alta in Europa, mentre la durata media della vita era di meno di 40 anni.
3) il bilancio dello Stato: ( = entrate ed uscite dei soldi dello Stato )
Il Regno d’Italia nasceva con gravi difficoltà di bilancio. Il nuovo Stato aveva ereditato i debiti dei vecchi stati ed inoltre il Piemonte aveva avuto forti spese a causa delle guerre fatte per l’ unità dell’Italia. : di conseguenza le spese erano più alte delle entrate e questo provocò un forte deficit ( debito )
Per questo motivo fu necessario far pagare tasse spesso più alte di quelle dei vecchi stati. Questo provocò il malcontento dei cittadini più poveri, ai quali non molto importava dell’unità dell’Italia.
La situazione diventò ancora più grave perché i liberali moderati che erano al governo, dimostrando scarsa sensibilità per le condizioni delle classi più povere, scelgono le imposte indirette ( quelle applicate sui prodotti che pagano tutti quando li acquistano, indipendentemente dal reddito ) invece delle imposte dirette ( quelle che ogni cittadino paga a seconda del reddito, cioè della ricchezza che possiede ) Tra queste tasse la più odiata fu la tassa sul macinato, cioè sui cereali che venivano macinati nei mulini. Questa tassa, così come in generale tutte le imposte indirette, danneggiò soprattutto le classi più povere in particolare al Sud, per le quali pane e polenta erano gli alimenti principali.
4) il servizio militare obbligatorio: Poiché bisognava creare un forte esercito fu esteso a tutta Italia il servizio militare obbligatorio che durava alcuni anni. Si trattava di un provvedimento necessario che però fu subito impopolare, soprattutto al sud, perché il giovane chiamato alle armi, per qualche tempo non lavorava e la sua assenza rendeva ancora più misere le condizioni di molte famiglie di contadini. Il danno fu così grave che molti genitori preferivano far registrare i figli maschi come femmine, per sottrarli al servizio di leva.
5) il brigantaggio Le tasse, in particolare quella sul macinato e la leva obbligatoria aggravarono la disperazione dei contadini meridionali, che avevano sperato di ottenere dal nuovo stato la distribuzione delle terre dei latifondi. Fra il 1861 e il 1865 la loro delusione esplose nella forma violenta del brigantaggio.
Il brigantaggio era un fenomeno dalle origini antiche, in cui si esprime­va la protesta delle classi più povere contro i potenti che le opprimevano.
Molti giovani che non trovavano lavoro, quelli che volevano evitare il servizio militare, i poveracci che non avevano soldi per le tasse si davano alla macchia, ( cioè abbandonavano i paesi per vivere nei boschi e sulle montagne ) e diventavano briganti. Tra questi c’erano anche molti soldati borbonici rimasti fedeli all’ex-re Francesco II. Questi, dal suo esilio di Ro­ma, inviava ai ribelli armi e denaro, sperando così di riconquistare il trono.
Organizzati in bande, i briganti scendevano dai loro rifugi sulle montagne e rubavano, saccheggiavano, ammazzavano, seminando il terrore. C’erano con loro anche delle donne che a volte prendevano parte ai combattimenti. I contadini li sopportavano e spesso li proteggevano, perché ai loro occhi il brigante era un alleato contro la prepotenza dei signori, un vendicatore dei torti subiti, addirittura un eroe.
II regno d’Italia, che si era formato da poco, non poteva sopportare la ribellione di metà del suo territorio né gli intrighi dei Borboni. Il nuovo Stato considerò il brigantaggio come un movimento contrario all’unità dell’Italia. Non seppe capire che le vere cause erano invece la miseria, la fame, il disperato bisogno di terra dei contadini e non fece nemmeno il tentativo di eliminare queste cause, migliorando le loro condizioni di vita. Lo Stato si limitò ad inviare l’esercito per reprimere la rivolta.
Il brigantaggio fu stroncato, ma a prezzo di un’ aspra lotta fratricida ( = tra fratelli, tra italiani ) che durò cinque anni, vide molte crudeltà e provocò molti morti. Bastano alcuni dati : furono fucilati più di 1000 briganti, circa 2500 morirono in combattimento. Circa 3000 furono imprigionati. Anche i soldati uccisi furono moltissimi.
Tutto questo aggravò il distacco tra uno Stato aristocratico, insensibile alle esigenze dei cittadini più poveri e le classi sociali inferiori e provocò l’ostilità di queste nei riguardi di uno Stato sentito come nemico.
Questo favorirà poi la nascita di una organizzazione criminale come la mafia che si sostituirà allo Stato ed attraverso minacce, assassini, vendette spietate costringerà la massa dei contadini ad accettare salari da fame e durissime condizioni di lavoro, mentre ai commercianti ed ai proprietari di terre e di industrie sarà imposto in cambio di protezione e sicurezza il pagamento del pizzo ( = tangente in denaro ).
I proprietari delle terre che temevano la riforma agraria più di ogni altra cosa, si servivano della mafia per bloccare le rivolte dei contadini. Anche durante le elezioni la mafia riusciva ad ottenere l’elezione di candidati a lei favorevoli, terrorizzando gli elettori con minacce ed atti di violenza.
Come si può ben capire la mafia ostacolò pesantemente lo sviluppo delle regioni meridionali e, controllando tutte le attività economiche, gli appalti (gare per l’assegnazione dei lavori pubblici ) e le elezioni, divenne una potenza economica e politica. A lei si rivolgeva chi cercava lavoro, ma in cambio doveva poi essere disposto anche a commettere omicidi per conto della mafia.

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