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L' Europa orientale nei primi anni del Novecento

Nei primi anni del Novecento la Russia aveva mirato a espandersi verso oriente, arrivando ad affacciarsi sull’Oceano Pacifico, scontrandosi con gli interessi del Giappone.
I giapponesi guardavano alla costa asiatica come la zona naturale della loro espansione. Nel 1905 scoppiò la guerra tra Russia e Giappone, che i russi erano convinti di vincere facilmente. Invece, l’inaspettata sconfitta fece sorgere una serie di rivolte che fece traballare il potere dello zar, ma queste ribellioni furono represse nel sangue.
Un ministro dello zar tentò di fare una riforma agraria per ottenere consensi e, in politica estera, la Russia, dopo la sconfitta col Giappone, decise di volgersi alla penisola balcanica, con l’obbligo morale di non subire altre sconfitte.

Alla fine dell’Ottocento tutte le popolazioni sottomesse all’Impero Ottomano si erano ribellate e ottennero l’indipendenza. Nel 1878 era stato organizzato il Congresso di Berlino per mettere ordine nei balcani. In seguito ai lavori del Congresso la Serbia ampliò i suoi confini, la Bulgaria subì la perdita di alcuni territori, la Bosnia venne affidata provvisoriamente all' amministrazione austriaca, Cipro fu assegnata all’Inghilterra e vennero ridisegnati tutti i confini. Tutti questi nuovi stati indipendenti erano fortemente nazionalisti e in competizione tra loro. In Turchia si formò il Movimento dei Giovani Turchi, che da un lato si proponeva di modernizzare la Turchia e di dare pari diritti alle donne, ma dall’altro lato era molto nazionalista e aveva un programma panturco, che penalizzò notevolmente tutte le popolazioni non turche dell’Impero Ottomano. Un ulteriore colpo all’Impero Ottomano venne inflitto dall’Italia in seguito alla guerra tra i due paesi e la conquista della Libia.

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