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La modernità del Fascismo

Vennero fondati nel ’27 l’ente italiano audizioni radiofoniche (Eiar), che curò i programmi della radio alternando l’informazione ufficiale con programmi leggeri di musica, canzoni e varietà. Quanto alle politiche sociali nel campo delle assicurazioni dei lavoratori si affermò un sistema che destinò le pensioni e i regimi previdenziali contro infortuni, malattie e disoccupazione, penalizzando specialmente l’agricoltura e il lavoro femminile. Il sistema sanitario venne frammentato in molteplici casse mutue, il sistema previdenziale, unificato nel ’33 nell’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro(INAIL),venne riordinato nel ’35 conservando i suoi caratteri di fondo. Il sostegno del regime per l’incremento demografico fu fallimentare, mentre la politica ‘urbanistica’ portò al risanamento delle città e alla speculazione edilizia. Mussolini si scontrò contro il carattere imbelle degli italiani, mentre il ruolo della chiesa favorì il consenso e temperò i tratti più aggressivi e intolleranti del regime.

La politica estera

Dopo il ruolo di mediazione negli anni ’20, stabilizzatosi il regime e recuperato il controllo della Libia, crebbero le ambizioni espansionistiche negli anni ’30. Nel ’33 l’Italia firmò un patto con Francia, Gran Bretagna e Germania, che espresse la volontà di inserire il nuovo regime hitleriano nel concerto europeo, ma l’uscita della Germania dalla Società delle Nazioni unite e l’avvio del riarmo tedesco tolsero spazio alla funzione mediatrice dell’Italia. Nel ’35 l’Italia partecipò con Francia e Gran Bretagna a una conferenza delle nazioni vincitrici della Grande Guerra a Stresa. Però l’Italia fascista preparò l’azione che mutò la sua politica estera: l’attacco all’Etiopia. Nel maggio del ’36 venne piegata la resistenza etiopica guidata dal Negus Selasies, con una ‘guerra totale’ che scatenò la dura reazione da parte della Società delle Nazioni, disponendo sanzioni economiche, bloccando i rifornimenti esteri dell’industria bellica. La guerra d’Etiopia rovesciò gli equilibri europei, l’Italia ottenne la solidarietà della Germania, nell’ottobre del ’36 la nascita dell’asse Roma-Berlino consacrò l’intesa tra i due dittatori; che col patto d’acciaio nel maggio del ’39 impegnò le due potenze ad entrare in guerra l’una a fianco all’altra nel caso di conflitto offensivo. Allo scoppio della guerra nel settembre ’39 la ‘non belligeranza’ dell’Italia fu l’esito coerente di una politica estera aggressiva non sostenuta da premesse adeguate.

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