L’Italia dopo l'unificazione

Una volta unita territorialmente l’Italia, restava il problema di unificarla dal punto di vista politico, economico e amministrativo, colmando l’esistente divario tra Nord e Sud.
Buona parte del paese era infatti senza infrastrutture e l’analfabetismo era molto diffuso. Altri gravi problemi erano il deficit delle finanze pubbliche, le gravi condizioni abitative e igienico-sanitarie nelle campagne e nel Meridione, la formazione di un esercito unitario basato sulla leva obbligatoria.

Per affrontare tali difficoltà si ritenne opportuno dare al regno un regime accentrato autoritario, procedendo alla piemontizzazione del Paese, senza tener conto delle differenze delle varie regioni italiane. Questo centralismo venne vissuto come una colonizzazione del Meridione, dove si affermò il fenomeno del brigantaggio (1861-1865), movimento di protesta che ebbe la portata di una vera e propria guerra contro la classe dirigente piemontese.

Situazione del regno

Problemi interni Rapporti tra gli Stati Interni

o mancanza di infrastrutture;
o analfabetismo;
o arretratezza agricoltura e industria;
o diffusione di malattie;
o deficit bilancio statale;
o disomogeneità delle truppe;
o unificazione di pesi, leggi, misure e monete;
o difficoltà di comunicazione;
o questione meridionale e brigantaggio
o ostilità di quasi tutte le potenze europee, ad eccezione dell’Inghilterra;
o presenza dell’Austria nel territorio veneto;
o Roma ancora parte dello Stato Pontificio.


Nel Nuovo Parlamento, eletto con un suffragio ristretto, vi erano due posizioni contrapposte: quella della Destra (moderati e monarchici), favorevole alla linea diplomatica seguita da Cavour; e quella della Sinistra (democratici e repubblicani), che propendeva per la strategia insurrezionale di Mazzini e Garibaldi.

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