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Progetto politico giolittiano


Dal punto di vista più puramente politico per ora il progetto giolittiano vuole includere stabilmente la Sinistra (radicali e socialisti moderati) entro il quadro politico dominato dai liberali. L'operazione viene messa in atto con manovre di tipo classicamente personalistico, nel senso che vengono contattati i singoli parlamentari a cui si chiede l'ingresso a titolo personale nel governo. Questa tattica si rivela di scarso respiro tanto è vero che le più autorevoli personalità socialiste contattate rifiutano la collaborazione diretta col governo giolittiano. Più in generale, i deputati socialisti che inizialmente appoggiano il governo Zanardelli, dal 1903 delusi da l'azione di governo, che giudicano troppo debole sul versante della legislazione sociale, ritirano il loro sostegno e da allora si collocano stabilmente all'opposizione.
Dall'altro canto, durante l'intero periodo giolittiano le pratiche politiche per la formazione delle maggioranze non mutano rispetto ai periodi precedenti, in quanto non si forma alcuna organizzazione politica stabile dei liberali, mentre le tecniche clientelari e personalistiche continuano a essere largamente diffuse (a volte con qualche grave risvolto criminale). All'inizio del XX secolo, in conseguenza del mutamento del quadro politico determinato dalla formazione del governo Zanardelli-Giolitti, il partito socialista si attesta su una linea "riformista", caldeggiata in particolare da Filippo Turati. La manifestazione primaria di questo orientamento è la decisione presa dai deputati socialisti di appoggiare il governo Zanardelli. Nel 1904 si impone la "corrente intransigente" con l'obiettivo principale quello di sperimentare metodi di lotta più decisa nei confronti dei governi borghesi, anche di quelli con ambizioni riformiste, come il governo guidato da Giolitti. Nell'autunno del 1904 (esattamente 16-21 settembre) viene organizzato il primo "sciopero generale" della storia d'Italia. L'effetto non è quello che i socialisti intransigenti si augurano, perché il governo Giolitti non perde il controllo della situazione. E così negli anni successivi, i riformisti riprendono il controllo del Partito socialista, conservandolo fino al 1911: infatti la linea è quella di non concedere la fiducia ai governi borghesi, ma di appoggiarli quando presentano disegni di legge che introducano importanti riforme. Il partito socialista si collega alle organizzazioni sindacali, sia agrarie sia industriali. Nel 1901 si costituisce la Federterra, l'organismo nazionale che raccoglie le leghe e i sindacati contadini socialisti. Nel 1906 viene costituita la "Confederazione Generale del Lavoro" (Cgl), organo centrale di coordinamento di tutte le associazioni sindacali e di orientamento socialista. Il partito è fortemente radicato nel Nord: infatti nel 1914 sui 57.274 iscritti il 70% abita proprio in quell'area; è lì molti dei militanti oppure dei simpatizzanti sono contadini salariati e braccianti; da questo punto di vista il ruolo della Federterra e cruciale nello svolgere un'azione di raccordo tra la dirigenza del partito e le sue propaggini rurali.

Dal punto di vista elettorale, pur essendo nel contesto di un sistema rappresentativo che non prevede suffragio universale maschile, il partito socialista ottiene risultati apprezzabili, segno della vitalità della sua propaganda e della sua struttura organizzativa.

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