Il Giappone postbellica


Dalla fine della seconda guerra mondiale il Giappone è sotto il controllo degli Stati Uniti. Il generale MacArthur che era il responsabile dell'amministrazione ha imposto nel 1946 una nuova costituzione che prevedeva un parlamento rappresentativo: l'imperatore Hirohito conserva il suo ruolo, sebbene debba dichiarare pubblicamente la natura non divina del suo potere; inoltre la nuova costituzione non gli riconosce che un ruolo simbolico e nessun potere politico effettivo. I massimi dirigenti politici e militari del regime precedente sono stati processati, sette di essi vengono giustiziati. Gran parte dei generali e degli ufficiali dell'esercito viene epurata, cioè sono allontanati dall'incarico per aver intrattenuto rapporti con il regime precedente o per essersi macchiati di crimini di guerra. Su queste nuove basi il Giappone può intraprendere una nuova vita politica basata su regole democratiche e sul pluralismo cioè sulla compresenza di diversi partiti in competizione tra loro per ottenere il consenso da parte degli elettori. Sin dagli anni 50 il sistema politico è dominato dal partito liberaldemocratico, che era nato nel 1955 dalla fusione di due partiti pre-esistenti, mentre il partito socialista è relegato all'opposizione e il partito comunista ha una presenza poco più che simbolica. Un quadro politico di questo genere è il futuro della collocazione geopolitica del Giappone ovvero la vicinanza di potenze comuniste di dimensioni e di forza notevole (Urss, Cina, Corea del Nord) preoccupa una buona parte dell'opinione pubblica giapponese, specie le classi imprenditoriali e le classi medie che traggono particolari benefici da uno sviluppo economico tanto positivo. Un fattore essenziale per il decollo economico del Giappone postbellico è lo stretto rapporto che instaura con gli Stati Uniti, alle cui industrie l'economia giapponese fornisce macchine, componenti, manufatti vari. È essenziale anche la scelta politico-economica compiuta dal governo statunitense che decide di non chiedere al Giappone il pagamento dei danni di guerra ma di avviare un programma di sostegno economico e finanziario che favorisca la ripresa produttiva del paese. Il livello di crescita economica giapponese si rivela straordinaria, molto più rapido del ritmo di crescita che in questi stessi anni caratterizza i principali paesi dell'Occidente europeo. Un simile ritmo di crescita fa sì che il Giappone torni ben presto a essere una delle massime potenze economiche mondiali. La crescita postbellica si basa sulla presenza di pochi grandissimi zaibatsu, ovvero complessi industriali-finanziari attivi in vari settori produttivi e in varie attività di intermediazione bancaria e finanziaria, intorno ai quali si forma una articolata costellazione o agglomerato di piccole e medie aziende collegate a uno di questi grandi complessi.

Tuttavia nonostante i dati economici siano così positivi anche in Giappone la conflittualità sociale non è del tutto assente. Fra il 1968 e il 1969 il Giappone vede diffondersi nelle università un movimento studentesco piuttosto agguerrito strutturate in un'associazione vicina al Partito comunista, lo Zengakuren e in un'altra associazione non comunista, lo Zenkyoto.

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