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Il fallimento delle rivoluzioni europee


La “primavera europea” non durò a lungo; dovunque i sovrani si ripresero e le conquiste popolari scomparvero. Già nell’aprile del ’48 le elezioni tenute in Francia per nominare i deputati all’assemblea costituente videro la vittoria della corrente borghese e conservatrice delle province, sulla corrente popolare e socialista di Parigi, la vera protagonista della rivoluzione di febbraio. Una rivolta degli operai parigini contro un decreto dell’assemblea fu repressa nel sangue; le elezioni per la presidenza della nuova repubblica francese portarono a capo dello Stato un nipote di Napoleone: Luigi Bonaparte, candidato dei borghesi, dei moderati, dei monarchici. Nell’impero austriaco l’esercito rimasto fedele alla monarchia stroncò nell’estate la rivoluzione in Boemia e in Italia, costrinse il Piemonte a chiedere l’armistizio, nell’ottobre espugnò Vienna, e in seguito indusse l’imperatore ad abdicare in favore del nipote Francesco Giuseppe. Rimanevano indipendenti l’Ungheria e Venezia, la prima fu vinta nel 1849 con l’aiuto dell’esercito russo, la seconda, fu piegata dalla fame e dal colera. Un lampante esempio si ha con La difesa di Villa Spada a Roma. I volontari italiani accorsi a difendere la repubblica romana, proclamata dal Mazzini e difesa da Garibaldi, combatterono con particolare accanimento e valore a Villa Corsini, al Vascello e a Villa Spada. In questi combattimenti trovarono la morte Luciano Manara, il patriota lombardo già segnalatosi nelle 5 giornate di Milano e GoffRedo Mameli, l’autore dell’inno “Fratelli d’Italia”. Il cippo innalzato presso Ravenna in memoria di Anita Garibaldi, la valorosa compagna dell’eroe, morta durante la tragica ritirata, dopo la caduta di Roma.
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