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Europa orientale nel Secondo Dopoguerra


Mosca non partecipa all'OECE, Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea, e non accetta la proposta americana di aderire al piano Marshall, e ribatte con il Quarto piano quinquennale, non volendo dipendere politicamente dal blocco occidentale.
Nascono le Democrazie popolari, termine che serve per distinguere l'Occidente dall'Oriente, poiché Stalin sostiene che in Occidente la democrazia è finta e controllata dalla borghesia, mentre la vera democrazia, ovvero il potere del popolo, è solo quella bolscevica.
Nella quarta conferenza di Mosca la Gran Bretagna e l’Unione Sovietica si sono accordate per un futuro incerto della Polonia. Dopo una fase di collaborazione tra forze democratiche e comuniste, si giunge ad elezioni, pilotate dall'Unione Sovietica, che vedono il blocco controllato dal Pep stravincere.
In Bulgaria, dopo un governo di coalizione, nel novembre del 1945 le elezioni vedono un plebiscito a favore del Partito comunista, mentre vengono disciolti gli altri partiti. In Romania, invece, il re Michele allontana il moderato generale Radescu, in favore di uno comunista. Nel 46, alle elezioni, vince il partito comunista rumeno; in seguito il re abdica, viene dichiarata la Repubblica popolare che tutti i partiti ad eccezione di quello comunista.
In Ungheria c'è una situazione confusa tra Pc e partito dei piccoli proprietari, che vede la vittoria del fronte filosovietico nell'agosto del 1947. In Cecoslovacchia le forze socialdemocratiche e liberali sono consistenti, mentre il partito comunista è debole; il governo guidato da Masaryk, però, viene distrutto da un colpo di stato il 10 marzo del 1948. Le successive elezioni truccate portano i comunisti di Gottwald al potere (colpo di Praga), che viene accolto da Truman con una dichiarazione aggressiva contro l'Unione Sovietica.
In Jugoslavia Tito ha liberato il paese autonomamente: inizialmente è favorevole ad un'alleanza con l'Unione Sovietica. Nel 1946 avviene una collettivizzazione forzata, che però non fa ripartire l'economia jugoslava. E', inoltre brutale nella gestione del potere ed elimina tutta la classe economica borghese, accusandola di essere al servizio degli occidentali.
Stalin, però, non sopporta Tito, che nel mentre si sta muovendo nell'area balcanica prefigurando una Federazione balcanica con la Bulgaria e la Grecia, cosa che sfuggirebbe al controllo di Stalin (la federazione risponderebbe a Tito, non a Mosca). Tito e il partito jugoslavo, nel marzo del 1948, vengono espulsi dalla nuova organizzazione che riunisce i partiti comunisti dell'Europa orientale (Kominform). Il blocco occidentale trae vantaggio dalla rottura tra i due, e gli Stati Uniti iniziano ad interessarsi alla Jugoslavia, indipendente da Stalin, inviando segretamente aiuti che finanzino la sua economia. Questa rottura, però, ha una conseguenza sull'Italia. Non volendo inimicarsi Tito, gli occidentali rifiutano agli italiani l'ottenimento della zona B, in quanto può impedire ai sovietici di arrivare al Mediterraneo.
In Albania Hoxha, dopo la fuga dei tedeschi nel dicembre 1944, assume una guida ferrea del Paese. E' uno stalinista filosovietico, per cui rompe anche lui con Tito. Nel dicembre del 1945 organizza un plebiscito a favore del leader comunista, che pian piano si avvicina alla politica cinese, diventando l'unico stato europeo filo-cinese.
La Grecia, dal 1940, è sottoposta ad una lunghissima e sanguinosa guerra. Nel 1944 c'è lo scontro tra l'esercito popolare di Markos e l'esercito nazionale di Zervas. Dopo Yalta, Stalin abbandona i comunisti greci, affidati ora all'influenza occidentale, lasciando la situazione a favore dell'esercito nazionale. Nell'ottobre del 49 anche Tito ritira l'appoggio alla resistenza comunista greca, non potendo più sostenere l'aiuto dato. Vincono, così, nel 1949 i monarchici e nazionalisti, ricollocando la Grecia nell'ambito occidentale.
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