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Condizioni di vita in Italia


Nel 1861,anno dell'unità dell'Italia, il paese poteva contare 22 milioni di abitanti.Tra questi il tasso medio di analfabetizzazione era del 78% con punte del 90% nei territori del Mezzogiorno e delle isole.Pochissimi facevano uso della lingua italiana,prevalevano invece i dialetti.
Le città di maggiore rilievo erano Roma, Napoli, Milano e Torino ma la maggior parte di queste città era priva di attività produttive di gran rilievo causata dal fatto che le poche industrie presenti erano collocate lontano dai grandi. centri.
La grande maggioranza degli italiani viveva nelle campagne e nei piccoli centri rurali e godevano di autosufficienza grazie all'attività agricola.Queste erano svluppate per lo più al Nord grazie alla presenza della Pianura Padana, il restante territorio italiano era prevalentemente montagnoso.
Nel Centro vigeva la mezzadria: i terreni venivano suddivisi in poderi e ogni podere produceva quanto era necessario per il mantenimento della famiglia e per il pagamento del canone in natura dovuto al padrone.
Nel Mezzogiorno e nelle Isole vigeva il latifondo:grandi distese per lo più coltivate a grano,non interrotte da strade, con la popolazione concentrata in borghi rurali.
La condizione di vita nelle compagne però era una situazione di limite.I contadini vivevano in case piccole e malsane, talvolta in caverne che venivano condivise con il bestiame ed erano soggetti a malattie di denutrizione in vista del fatto che potevano permettersi solo pane e legumi.
Questa situazione,tuttavia,non era conosciuta dai borghesi a causa della mancanza di efficaci vie di comunicazione
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