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Bismarck

Il ventennio 1850-1870 fu caratterizzato da grandi cambiamenti; ma il ruolo più importante in questo periodo lo ebbe la Germania di Bismarck, Bismarck era un esponente degli Junker, cioè i grandi proprietari terrieri tedeschi e in quanto Junker è un conservatore contrario ovviamente al socialismo ma, nonostante ciò, non rifiutava il cambiamento. Bismarck cercò innanzitutto di raggiungere due obiettivi:
- L’unificazione: Bismarck voleva un parlamento funzionante e unitario e si rende conto che per realizzare questo progetto deve fare i conti con l’Austria (in quanto aveva un peso enorme all’interno della Confederazione) e con le varie autonomie locali;
- Un esercito forte ed efficiente esteso numericamente, all’avanguardia con gli armamenti e molto disciplinato;

Il suo predecessore cadde su una proposta di riforma, era in generale convinto che il Parlamento dovesse sbloccare i crediti di guerra, ingenti somme denaro atte a favorire la buona formazione dell’esercito. Il Parlamento votò contro e Bismarck venne contattato per cercare di prendere in mano le redini del governo per opporsi al Parlamento (il potere era concentrato nelle mani del Kaiser, nonostante il Parlamento votasse contro il cancelliere poteva portare avanti la sua politica).
Bismarck riesce ad ottenere i finanziamenti e a trasformare la Prussia nella prima potenza europea. Bismarck riesce a far fuori l’Austria indirettamente facendo scoppiare la questione dei ducati danesi di Schleswig e Holstein, i quali essendo di lingua tedesca potevano essere annessi alla Germania. Nel 1863-64 Bismarck si allea con l’Austria contro la Danimarca e nel giro di pochi mesi i ducati vengono conquistati. Bismarck, però, fa in modo che l’Austria si prenda lo Schleswig e la Prussia l’Holstein così la Prussia ha la continuità territoriale, mentre l’Austria avrebbe dovuto passare altri territori scatenando così un conflitto e nel 1866 sconfigge l’Austria a Sadowa.
Con la Pace di Praga l’Austria viene quindi estromessa dalla Confederazione germanica, la Prussia diventa lo stato egemone e vengono rafforzati i legami commerciali della lega anseatica.

    *Alleata della Prussia nel 1866 fu l’Italia che nel frattempo subì le disastrose sconfitte della Terza Guerra di Indipendenza anche per colpa dell’ammiraglio Bersano che ha fatto uscire la flotta italiana in fila indiana permettendo alle navi austriache di fare il “tiro al bersaglio”. L’Italia ottiene però il premio di consolazione del Veneto che gli austriaci danno a Napoleone, il quale lo gira a noi in cambio di un altro pezzo di Savoia.

Una volta consolidata la formazione interna della Confederazione germanica, rimaneva da affrontare il nodo della leadership in Europa perché di fatto la Prussia ha la presidenza della Confederazione degli stati del nord e ottiene una sorta di patto di subordinazione degli stati del sud, quindi si crea un’unità sostanziale (eccetto la Baviera).
Il primato della Prussia in Europa deve affrontare una guerra con la Francia per le guerre delle terre di confine (Alsazia e Lorena) e per questioni di carattere coloniale perché il vero casus belli è l’estensione della dinastia spagnola di cui l’ultimo esponente designa come successore Leopoldo di Hohenzollern, un altro esponente della famiglia regnante prussiana. Il che preoccupa Napoleone III, ma poi il candidato rifiutò. Ci furono comunque intense trattative diplomatiche e nel 1870 Bismark fece ribaltare la situazione attraverso il dispaccio di Ems (località balneare, terme con un gayser). C’è un telegramma opportunamente ritoccato dove l’ambasciatore francese viene fatto passare per una specie di seccatore allo scopo di far infuriare Napoleone III e far scattare il conflitto. Solo che i francesi entrano in guerra impreparati, mentre Bismark aveva già preparato con cura la guerra e così le truppe francesi vengono definitivamente sconfitte a Sedan (1870) e Napoleone III viene catturato chiudendo l’epopea dell’impero in Francia.
Dopo la vittoria sulla Francia la Prussia attraverserà un periodo di intensa trasformazione sociale ed economica. La Germania inizia la rivoluzione industriale intorno al 1850 ed è una rivoluzione industriale legata all’esercito (giacimenti minerari della Rure) e solo nel giro di 30 anni diventerà la seconda potenza industriale.
“NAZIONE”= secondo Federico Chabod una nazione è una “comunità di lingua e di territorio”, bisognerebbe recuperare per ogni nazione i confini naturali, cioè i confini che sono tracciati dalla comunanza linguistico-culturale. Il “nazionalismo” è una politica di potenza (1870-1915), lo stesso Bismark dichiarò che avrebbe unificato la Germania “col ferro e col fuoco”.
La politica interna di Bismarck è riassumibile intorno al problema della costituzione del Welfare (il sistema di assistenza e di previdenza sociale), cioè un sistema di protezioni nei confronti del lavoratori. Nonostante Bismarck era antisocialista (e per certi aspetti anche antiliberale), ritiene di dover far questa operazione sociale per togliere consenso alla SPD (social democrazia tedesca), nata dall’unione di un gruppo facente capo a Ferdiand Lassalle e che univa anche il gruppo di ispirazione marxista. La SPD aveva in programma una serie di agevolazioni per il popolo; Bismarck concede questa serie di provvedimenti (es. assistenza e previdenza sociali…) in questo modo, nel momento stesso in cui accoglie le richieste fondamentali della SPD, toglie terreno alla SPD.
N.B. La SPD venne esclusa dalle attività politiche diventando quasi un partito clandestino, tanto che l’ “Avanti”, il giornale della SPD, veniva fatto stampare in Svizzera per poi essere distribuito.
Probabilmente Bismarck ha compiuto quest’operazione di delegittimazione della SPD anche per compensare gli eccessi dell’altra grande scelta di politica interna; visto che si era messo in testa verso la fine degli anni ’60 di combattere la superstizione, l’arretratezza culturale ed espellere i gesuiti dalla formazione (KULTURKAMPE --> la battaglia per la cultura). Il Kulturkampe produce parecchi dissensi all’interno della Germania e soprattutto nella parte moderata del suo partito (Junker); di conseguenza questa battaglia per la civilizzazione venne abbandonata ben presto.
Nel 1890 la collaborazione di Bismarck con il Kaiser Guglielmo II si interrompe, pare che Guglielmo II abbia detto “in Germania esiste un solo Kaiser, e sono io”.
Il successore di Bismarck si chiamava Leo von Caprivi e da inizio al cosiddetto “neuer Kurs”, cioè alla liberalizzazione di molte delle istituzioni (es. maggior potere al lander (regioni…). Certamente l’uscita di scena di Bismarck ha comportato una decaduta del potere e prestigio della Germania.
Un vantaggio sicuramente degli inglesi, i quali avevano visto nel tentativo di Bismarck di costruire una forte potenza commerciale, una possibile concorrente. Gli inglesi continuano a detenere il potere, soprattutto dopo aver istituzionalizzato le Trade Unions (istituzioni sindacali, hanno uno scopo difensivo dei diritti dei lavoratori).

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