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LA GERMANIA DA BISMARCK AL “NUOVO CORSO”

Durante la seconda metà del diciannovesimo secolo, va consolidandosi in Europa una nuova potenza: la Germania di Guglielmo II. Il reich è superiore demograficamente ed economicamente alla Francia e alla Gran Bretagna. Vi sono fiorenti miniere di carbone ed acciaierie, nonché industrie chimiche ed elettriche. Ma è adesso che cominciano i suoi problemi in politica interna ed estera.
Tali problemi derivano anche da problemi etnici. All'interno del reich sono infatti presenti molte popolazioni di etnia non-tedesca. Molti altri territori abitati invece da tedeschi sono rimasti fuori dai confini dell'impero. Mancano gli austriaci e sono invece annessi polacchi e danesi.
Vi sono quindi, all’interno del paese, sia sostenitori del pangermanesimo (sostenitori dell’unificazione di tutti tedeschi in un unico stato) che del particolarismo. Oltretutto esistono all’interno del reich grandi differenze religiose ed economiche e all’interno dell’impero i sovrani continuano a regnare nei loro stati conservando ampie autonomie.

Bismarck, il cancelliere, reagisce a queste tendenze autonomistiche: appoggiato dai liberali e dai conservatori, si scatena contro la chiesa cattolica (sostenuta dai particolaristi) ed inizia la “battaglia delle civiltà” (Kulturkampf) contro la potenza straniera rappresentata dal papato. Tuttavia i luterani stessi sono preoccupati dallo spirito più anti-religioso che anti-clericale di Bismarck. Ragion per cui il cancelliere tedesco si concilia con il Papa Leone XIII nel 1879.

In seguito alla conciliazione con il Papa, comincia per Bismarck la lotta contro i SOCIALDEMOCRATICI che, essendosi accattivate le masse operaie, avevano ottenuto nel 1878 un gran successo elettorale. Bismarck, approfittando di due attentati contro il kaiser, fa sì che sia limitata la propaganda di questo partito ed introduce assicurazioni per malattia, infortuni e pensioni. Ma la sua politica per fermare la propaganda marxista fallisce comunque e nel 1890 i socialisti ottengono moltissimi voti. Nel 1888 il nuovo kaiser Guglielmo II si oppone alla sua politica anti-socialista, spingendolo bruscamente alle dimissioni.

NUOVO CORSO PER LA GERMANIA
Dopo l’allontanamento di Bismarck, la Germania si avvia verso un “nuovo corso”. L’abolizione delle leggi antisocialiste da parte dell’imperatore non conduce ad una rivoluzione, anche perché il partito social-democratico preferisce integrarsi nella società capitalista, e nel 1891 diventa un partito di massa. La Germania, con una classe operaia compatta, un forte esercito, una borghesia imprenditoriale solida ed una prestigiosa cultura accademica, aspira adesso ad una politica di espansione.

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