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Gli altri trattati di pace e il bilancio della guerra


A Neuilly (27 dicembre 1919) fu firmato il trattato con la Bulgaria che dovette cedere parte dei suoi territori alle nazioni confinanti (Romania, Grecia, Jugoslavia). Al Trianon (4 giugno 1920) si ebbe il trattato con l’Ungheria sempre con cessioni territoriali; a Sèvres con la Turchia (11 agosto). Tutti questi trattati che favorirono gli alleati delle nazioni vincitrici, crearono Stati con numerose “minoranze” etniche (cioè di lingua e razza diverse) che, nonostante si fosse cercato di tutelarle, furono vittime della politica accentratrice dei governi, e contribuirono con il loro malcontento alla instabilità della pace. Il bilancio della guerra non è favorevole all’Europa belligerante, come dimostrano i dati che seguono. La guerra costò all’Europa circa 8 milioni di morti e 20 milioni di invalidi; il costo della guerra fu elevatissimo; il potenziale industriale e quello agricolo europei furono ridotti del 40 e 30 per cento rispettivamente, l’Europa perdette parte dei suoi mercati, accrebbe i suoi debiti, subì l’inflazione monetaria. Inoltre si ebbero rivolgimenti nelle classi sociali (nuovi ricchi e nuovi poveri), emancipazione femminile e giovanile a cui si deve aggiungere il disagio e il malcontento della generazione che aveva combattuto. Solo i Paesi europei rimasti neutrali ebbero vantaggi dalla guerra, aumentando le riserve auree e sviluppando la loro industria e il loro commercio. Né i vincitori né i vinti furono soddisfatti dell’esito delle trattative di pace; il nazionalismo spinse a rafforzare le frontiere, ad erigere blocchi doganali e reclamare l’annessione delle “minoranze”. Anche le lotte politiche interne furono molto vive. Fuori dell’Europa, gli Stati Uniti divennero la prima potenza mondiale e il Giappone si affermò nel Pacifico. Con le sue lotte intestine l’Europa aveva perduto il predominio mondiale.
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