1914-15, atrocità contro i civili e degradazione dell'immagine del nemico

In un contesto come quello della prima guerra mondiale diventa difficile distinguere tra le attività che sono state commesse davvero, anche contro i civili, e le amplificazioni dovute all'azione della propaganda o a spontaneo processi di autosuggestione.
Senza alcun dubbio però le aggressioni o i maltrattamenti contro i civili, compiti dai soldati che occupano territori stranieri, sono innumerevoli. Certamente numerosi sono anche i casi di donne stuprate dai soldati occupanti. Nel caso della Grande Guerra tutte queste atrocità che hanno accompagnato ogni altra guerra del passato, sono per la prima volta oggetto di una clamorosa è risentita propaganda. Subito dopo le prime settimane di guerra non c'è nazione belligerante che non istituisca una commissione d'inchiesta per accertare l'esistenza di violenze sui civili, che vengono effettivamente documentate e largamente pubblicizzate. Qualche volta sono considerati veri anche dei fatti non documentati, purché gettino discredito sui nemici. Regolarmente poi i nemici vendono descritti come esseri mostruosi e pericolosissimi che proprio per questo meritano di essere uccisi senza alcun rimorso.

Questa degradazione dell'immagine del nemico è una delle tecniche più efficaci ed eticamente più velenose della propaganda di guerra. Quando le parole non bastano più, ecco che la stampa ospita le vignette di guerra, con le quali i grafici e i disegnatori si incaricano di illustrare le brutali nefandezze sei nemici, a volte accreditando come sicuramente veri fatti di dubbia veridicità.
Una simile nobilitazione della violenza o della disponibilità alla morte è fondamentale per capire come milioni di soldati abbiano potuto sopportare senza cadere alle difficoltà e alle atrocità della guerra. Comunque le i mutevoli brutalità sono lì ovvero i soldati e anche molti civili devono conviverci. E la quotidianità della ferocia ha come effetti la "brutalizzazione" della mentalità europea degli anni di guerra: questo termine si deve a George Mosse, vuole alludere alla terribile assuefazione alla violenza come normalità che si diffonde nel corso della guerra e che farà sentire a lungo i suoi pesanti effetti anche dopo la conclusione del conflitto. In realtà possiamo considerare che la brutalizzazione della mentalità europea è in corso da molti anni, in altre parole si potrebbe dire che ciò che accadde negli anni della guerra non è altro che il maestoso e orripilante passaggio dalle fantasie alla realtà.

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