melaisa di melaisa
Ominide 2160 punti

Il ritratto e la verità delle cose

Lo sviluppo economico della borghesia mercantile portò a un incremento nelle commissioni di ritratti, che nelle Fiandre rivestivano la funzione di esaltare i personaggi socialmente importanti e il loro stile di vita. Grazie alla loro sensibilità nell’indagine del reale, i pittori fiamminghi erano abilissimi in questo genere.

I coniugi Arnolfini

Un bellissimo esempio di tale maestria è il ritratto dei Coniugi Amolfini, dipinto da Jan van Eyck nel 1434. Giovanni Arnolfini era un mercante e banchiere lucchese inviato a Bruges per conto dei Medici: l’uomo sceglie di farsi ritrarre con la moglie alla maniera fiamminga, a figura intera e all’interno della sua bella casa, rinunciando all’iconografia italiana del ritratto ufficiale e allegorico, a mezzo busto e di profilo. I due sposi si danno la mano sullo sfondo della camera da letto, descritta in ogni minimo particolare: a destra si intravede il letto a baldacchino, ricoperto di stoffa rossa, in alto uno splendido lampadario dorato, a sinistra una finestra aperta da cui entra la fresca luce di una mattina fiamminga.
Sulla parete di fondo è riprodotto uno specchio convesso, una delle più folgoranti invenzioni di tutta la pittura del Quattrocento, che riflette, deformandoli, lo spazio della stanza, le schiene dei due protagonisti e altre due figure che sporgono dalla porta. La giovane donna appoggia la mano sinistra sul ventre: con ogni probabilità si tratta di una promessa di maternità fatta al marito nel momento della celebrazione simbolica del matrimonio. Per questo motivo gli altri dettagli che completano la scena parlano di un vissuto di rara agiatezza e di affetti familiari profondi, ma costituiscono anche riferimenti allegorici alla vita coniugale: gli zoccoli e le ciabatte rosse, tolti in onore della sacralità del suolo; il cagnolino, simbolo di fedeltà; santa Margherita, protettrice delle partorienti, scolpita sullo schienale del letto; l’unica candela accesa del magnifico lampadario, simbolo di Cristo. Sopra lo specchio si trovano la firma del pittore «Johannes de Eyck fuit hic» e la data «1434».

Uomo dal turbante

Jan van Eyck è anche il primo artista a creare ritratti a mezzo busto non più di profilo come nell’arte classica e medievale - ma di tre quarti. Questo tipo di ritratto, che si diffonderà anche in Italia a partire dagli anni settanta del Quattrocento, permette una migliore indagine fisiognomica e psicologica, come dimostra il celebre Uomo dal turbante (1433). Van Eyck utilizza luci e ombre in modo sottile e naturalistico: l’effigiato sembra emergere dalle tenebre, il suo volto e il copricapo sono analizzati fino al minimo dettaglio dalla luce che giunge da sinistra. Lo sguardo vivissimo e penetrante dell’uomo s’incrocia con quello dell’osservatore, in uno straordinario gioco di rimandi tra pittura e realtà. Lo stesso gioco che ritroviamo in un altro ritratto dello stesso artista, quello dell’orafo Jan de Leeuw, dipinto nel 1436.

Ritratto di giovinetta

Allievo di Van Eyck e attivo a Bruges, Petrus Christus (1410 circa-1475/76) contribuì a introdurre in Italia la tipologia del ritratto a mezzo busto visto di tre quarti. Nella piccola tavola con Ritratto di giovinetta (1470 circa) il pittore rende con eccezionale realismo l'elegante abito bordato di pelliccia, i preziosismi della collana, l’alto cappello, l'ampia fronte e l’incarnato dia fano della fanciulla. La luce morbida evidenzia i volumi arrotondati e semplificati, ma anche le labbra serrate e il taglio a mandorla degli occhi della ragazza. Il soggetto è inserito in un ambiente reale: sullo sfondo è visibile una parete con un pannello di legno sulla quale si proietta l’ombra della figura, accorgimento che contribuisce a farne percepire la distanza dal muro stesso.

Ritratto di donna

Tra i grandi artisti fiamminghi giunti in Italia svolse un ruolo importante anche Rogier van der Weyden (1400 circa-1464). Pittore ufficiale di Bruxelles, in pellegrinaggio verso Roma si fermò a Ferrara e a Firenze, dove ebbe modo di intraprendere scambi fruttuosi con gli interpreti dell’arte locale, soprattutto con Beato Angelico. Anch’egli fu grande e moderno ritrattista, come si nota in alcuni suoi splendidi ritratti femminili. Il Ritratto di giovane donna (1435 circa) e il Ritratto di donna (1460), in particolare, rappresentano due dame aristocratiche, dai tratti delicati, vestite elegantemente secondo la moda del tempo. La luce vividissima accarezza i loro visi e le descrive con minuzia e realismo.
Hai bisogno di aiuto in Dal Rinascimento al Romanticismo?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Correlati Ritratto
Registrati via email