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Pietro perugino: uno stile soave è intriso di "lontananza"

La fama raggiunta dal perugino lo porterà degli anni 80 a viaggiare costantemente in diverse città dell'Italia centrale per soddisfare i sempre più numerosi incarichi.
Egli perviene in questo periodo ad uno stile aggraziato e patetico,particolarmente evidente nelle opere devozionali : composizioni dall'interazione delicata e vagamente malinconica, pervase da una spiritualità misticheggiante, figure dalle pose flessuose ed eleganti, dai tratti soavi.
Perugino elabora modelli apprezzati dalla committenza, adatti alla pratica della preghiera e della meditazione individuale e dunque riproposti con poche varianti; In esse il processo di astrazione dal mondo materiale assume i caratteri di ripetitiva formalizzazione.
Aspetto ben compreso dal Vasari, che afferma come "tanto gli abbondava sempre da lavorare,che egli metteva in opera bene spesso le medesime cose; ed era talmente la dottrina dell'arte sua ridotta a maniera,che egli faceva a tutte le figure un'aria medesima".

Tra il 1498 e il 1500, l'artista realizza la decorazione ad affresco della sala dell'udienza del collegio del cambio di Perugia, una delle più importanti corporazioni della città.
L'artista conferma la sua abilità nel costruire composizioni complesse e insieme equilibrate,misurandosi con un tema di natura strettamente umanistica:nelle quattro pareti, sullo sfondo di soggetti religiosi e ambientazioni paesistiche, campeggiano figure di profeti è sibille,filosofi dell'antichità, virtù ed eroi romani,con iscrizioni latine riportanti brani di Valerio Massimo e Cicerone,a dimostrare la conciliazione tra la sapienza antica e la dottrina cristiana.

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