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Dominique Ingres, La grande odalisca

La tela fu dipinta a Roma per incarico della regina Carolina di Napoli che, poi, però, la rifiutò. Esposta al Salon di Parigi nel 1819, suscitò vivaci critiche sembrando composta secondo uno stile invecchiato e accademico. E' invece uno delle opere maggiori di Ingres, degna di figurare accanto ad altri celebri nudi. Odalisca, nella Turchia ottomana, era il termine che indicava una serva addetta a una donna. La parola è passata ad indicare inesattamente la schiava di un harem, acquistando una sfumatura di bellezza esotica e di voluttà nascosta. La scelta di soggetti femminili orientali è frequente in Ingres, tale scelta significa per lui l'evasione dal soggetto storico per rifugiarsi nella bellezza ideale, non intesa come ricerca del bello ideale, bensì come desiderio di qualcosa che non è presente nella realtà quotidiana, ma forse altrove, in un mondo favoloso e sconosciuto. Il suo valore è particolarmente visibile nei nudi femminili. L'assenza di contenuti tematici gli permette di esprimersi liberamente attraverso la morbidezza del contorno, la dolcezza degli sfumati, il perfetto bilanciamento compositivo, i rapporti cromatici, come, per esempio, nella Grande odalisca, dove il risalto plastico è determinato dal delicato trapasso dei toni e dalle relazioni fra il colore rosa ambrato del nudo, l'azzurro del tendaggio ricamato in oro, il candore del lenzuolo, il giallo lucente della coperta, le note raffinate dei gioielli, del ventaglio e del turbante.

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