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Il mondo cavalleresco di Benozzo Gozzoli

Allievo di Ghiberti e poi dell’Angelico, il fiorentino Benozzo di Lese (1420-97), detto Benozzo Gozzoli, ereditò dal frate pittore lo stile dolce e i colori raffinati, che applicò soprattutto a una pittura profana al servizio della ricca committenza dei Medici. Della potente famiglia fiorentina Gozzoli interpretò le aspirazioni aristocratiche, che si volgevano in modo nostalgico alla perduta età cortese. Anche per questo motivo, in pieno clima rinascimentale, la sua arte testimonia quanto fosse persistente, persino a Firenze, lo strascico della cultura tardogotica con i suoi temi cavallereschi e fiabeschi, adattato appena alle nuove esigenze di rappresentazione.
Viaggio dei Magi
Nel 1459 i Medici commissionarono a Gozzoli il Viaggio dei Magi, un ciclo di affreschi per la cappella di Palazzo Medici-Riccardi, appena ultimato da Michelozzo. La grande complessità delle scene, che ricoprono le pareti dell’intera cappella, la solennità del corteo, le centinaia di figure creano uno dei cicli più affascinanti del Quattrocento fiorentino.
Nel Viaggio dei Magi l’evento sacro è ancora interpretato come un racconto mondano che si dipana e si perde in mille dettagli. La parete orientale della cappella, su cui è rappresentata la partenza del corteo con il giovane mago Gaspare in primo piano, vestito in un magnifico costume di broccato ricamato, è forse la più emblematica: da uno sfondo paesaggistico in cui si alternano verdi brani naturalistici (eredi della miniatura gotica, che forse alludono al territorio del Mugello di cui erano originari i Medici) e rocce spigolose e irreali, emergono e scompaiono nuovamente i personaggi, tutti dipinti in costume contemporaneo, che si fanno via via più definiti, fino a diventare riconoscibili ritratti della famiglia Medici (tra cui il vecchio Cosimo e, forse, un giovanissimo Lorenzo il Magnifico), della sua corte, di famosi intellettuali e principi del tempo.
Benozzo adotta qui una tecnica raffinata ed estremamente curata: oltre all’affresco si notano numerose integrazioni eseguite a secco (cioè a pittura terminata, quando l’intonaco si era asciugato). Egli utilizza per esempio il preziosissimo blu lapislazzulo per il cielo, oppure applica in diversi punti sottili lamine d’oro, che brillavano di suggestivi riflessi alla luce delle candele, con cui definisce gli splendidi gioielli, le finiture dei cavalli, i ricchi tessuti ricamati.
L’artista conosce perfettamente le regole della prospettiva, come si nota nello scorcio dei due cavalli a sinistra, ma non è tanto interessato a ottenere una corretta resa spaziale dell’insieme, quanto piuttosto a raccontare vivacemente una storia ricca di particolari veri e fantastici. L’occhio è perciò rapito dai brillantissimi colori e dal nitido realismo dei singoli dettagli, come i broccati delle vesti, i finimenti dei cavalli, gli altri animali, le piante: ciò che si mostra allo sguardo dello spettatore è, nelle intenzioni del pittore e dei suoi committenti, il manifesto del prestigio e del potere che i Medici possono ormai saldamente vantare a Firenze. Tale impostazione caratterizza l’intero ciclo: nel Corteo del mago Melchiorre si notino, per esempio, i due ghepardi al guinzaglio addestrati alla caccia, raffigurati in primo piano con un gusto tutto gotico per i dettagli preziosi, oppure il corteo che percorre la salita in secondo piano, con una straordinaria resa della profondità.
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