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Mentre nel San Giorgio il realismo e il chiaroscuro prendono piede nell’Abacuc vengono ripresi e marcati dando vita ad una figura quasi reale. L’opera fu soprannominata dai fiorentini lo zuccone, per via del capo tondo e calvo. Per il modo in cui è realizzata sembra quasi che il profeta stia esprimendo le proprie tesi; la testa appare spinta in avanti, mentre per quanto riguarda il volto, Donatello riesce a rendere l’espressività attraverso i lineamenti marcati, la bocca semi aperta e lo sguardo fermo e deciso. Il corpo è ricoperto da un mantello che crea un’alternanza tra luce ed ombra;nonostante la pesantezza del mantello il corpo non viene nascosto, anzi, risaltano ancora di più le articolazioni magre e tendinose del vecchio. Con questa opera Donatello “osa” in quanto mai prima di allora nessun personaggio biblico era stato rappresentato in maniera così reale ed espressiva, e riesce a fondere il modello classico di profeta biblico nella quotidianità della vita, infatti Abacuc, profeta minore dell’antico testamento. È rappresentato come un qualsiasi uomo, che però mostra nei lineamenti la forza e la saggezza che contraddistinguono il filosofo dall’uomo comune. Donatello supera le forme gotiche ed inespressive per focalizzarsi sull’ideale classico di perfezione , mirando alla rappresentazione psicologica dei personaggi

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