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Arnolfo di Cambio, Monumento funebre del cardinale De Braye


Mentre la civiltà classica aveva dato grande importanza alla celebrazione dei defunti, nel primo Medioevo le tombe monumentali erano scomparse, anche per motivi religiosi, poiché si voleva evitare la glorificazione umana del singolo. Le tombe erano molto semplici: un sarcofago di pietra con coperchio o una lapide posta sul pavimento o a parete. Dalla seconda metà del Duecento, grazie alla maggiore considerazione per il corpo umano, ritornò nuovamente in auge la tomba monumentale. La struttura poteva essere a parte, cioè col sarcofago appoggiato ad un muro interno di una chiesa, ideata da Arnolfo di Cambio, oppure ad arca, composta da un sarcofago isolato nello spazio e posto su alti sostegni. Al modello parietale appartiene il Monumento funebre del cardinale De Braye di Arnolfo di Cambio in san Domenico a Orvieto. Il defunto, i cui lineamenti derivano dal calco della maschera mortuaria in cera, giace su un letto da parata funebre; ai lati le tende sono scostate da due chierici; sotto è sistemato il sarcofago, decorato con colonnine tortili e mosaici cosmateschi. Al di sopra vi è un’iscrizione commemorativa, mentre nelle nicchie san Domenico a destra e san Marco a sinistra presentano il defunto alla Vergine, seduta in alto con il Bambino: essa è, come emerso dai restauri del 1993, una statua romana rimaneggiata, a dimostrazione del riuso dell’antico anche in età gotica. Il processo di ascesa dell’anima dalla terra al cielo è suggerito dalla struttura verticale, che comprendeva pinnacoli e altri elementi perduti nello spostamento del monumento dalla navata al transetto.

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