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Jean-Louis David: Il giuramento degli Orazi


La tela, che può essere considerata il manifesto del neoclassicismo francese, fu eseguita durante un soggiorno del pittore a Roma, nel 1785.
Per il soggetto, Jean-Louis David sui è ispirato alla tragedia di Corneille, Horace, rappresentata a Parigi tre anni prima e alla vicenda raccontata da Tito Livio. Fu deciso di affidare la soluzione del conflitto fra Roma e Alba Longa ad un duello fra i tre gemelli Curiazi e i tre fratelli Orazi. Iniziato il duello, quasi subito due Orazi furono uccisi mentre i tre Curiazi riportarono solo delle ferite molto lievi. Il terzo Orazio, rimasto indenne pensò , astutamente, di ricorrere alla fuga. I tre Curiazi lo inseguirono, ma avendo riportato ferite di entità diverse si distanziarono permettendo così all’ Orazio di ucciderli uno alla volta: Roma fu così salva. La sorella dell’ Orazio superstite, Camilla, fidanzata con uno dei Curiazi rimproverò violentemente il fratello per avere ucciso il suo futuro sposo e questi per impedirle di parlare la uccise
Tuttavia David sceglie come soggetto un momento che non trova riscontro nelle fonti: cioè quello del solenne giuramento con cui i tre giovani Orazi, decidono di fronte al padre di sacrificare la loro vita per il bene di Roma.
Il punto centrale della tela è la mano sinistra del vecchio padre che alza le tre spade, ognuna con un’impugnatura diversa. Il suo sguardo si incontra con quello dei figli e verso lo stesso punto convergono negli sguardi dei tre giovani. Al coraggio e alla volontà determinata dei tre uomini si oppone la rassegnazione e il dolore delle donne (la madre degli Orazi e le altre due ragazze, Sabina e Camilla). Il gruppo maschile e quello femminile sono separati anche dal punto di vista dello stile del disegno e dell’ambientazione. L’anatomia muscolare dei tre Orazi è ben definita, con tratti netti, lineari e fermi che sembrano rievocare sia la fermezza della loro volontà, sia la rigidità delle armi. Nella rappresentazione del gruppo femminile, invece, i tratti sono morbidi. Lo spazio che fa da sfondo alla scena ricorda la prospettiva del Quattrocento. Esso è chiuso, sul fondo da tre massicce colonne doriche, prive di basamento, che sostengono tre arcate a tutto sesto in corrispondenza dei tre gruppi di figure: i tre fratelli, il vecchio padre, il gruppo delle donne,.
La luce che illumina la scena è limpida, ma fredda: essa accentua la semplicità dell’ordine spaziale e definisce con precisione i contorni delle figure le cui ombre sono anch’esse ben delineate.
L’impressione complessiva che si ha è un senso di severità e di gesti scultorei delle figure.
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