Video appunto: Caravaggio - La vocazione di S. Matteo - Analisi

Caravaggio - La vocazione di S. Matteo - Analisi



La tela, La vocazione di San Matteo, è stata dipinta da Caravaggio negli anni 1598-1601 per la chiesa di San Luigi dei Francesi. All’origine della scena abbiamo l’episodio del Vangelo in cui si narra che Gesù invita a seguirlo un gabelliere Matteo, il quale, alzatosi, lo seguì.
Il tema è quindi quello della fede che può arrivare a coinvolgere tutti anche i peccatori, tenuto conto che, a quel tempo, il lavoro di Matteo era considerato peccaminoso perché estorceva il denaro. In un ambiente buoi e squallido, seduti intorno ad un tavolo alcuni uomini stanno contando del denaro perché questo è il momento della riscossione delle tasse. Ad un tratto, entrano, improvvisamente nella stanza due personaggi: S. Pietro e Gesù. Quest’ultimo indica con la mano Matteo, invitandolo a seguire. Da parte sua Matteo indica se stesso, pieno di stupore, per avere conferma che sia stato lui il chiamato. Pertanto, c’è un’istantaneità della risposta che segue la chiamata. Fra i cinque personaggi intorno al tavolo, solo Matteo capisce ciò che sta succedendo. I due giovani a destra, si volgono verso il nuovo venuto, presi da curiosità, gli altri due continuano imperterriti a contare il loro denaro e non si accorgono minimamente di quello che sta succedendo. Tutte le persone indossano abiti del Cinquecento, ma non Gesù e S. Pietro. A proposito dei personaggi bisogna ricordare che la storia della chiamata di Matteo nei Vangeli non cita proprio il nome di Pietro, ed inoltre nemmeno il committente dell’opera, il cardinale francese Mathieu Cointrel, aveva richiesto la sua presenza. Fra l’altro si può notare che anche l’apostolo guarda Gesù con un certo stupore ed una certa perplessità e sta cercando di capire a chi si sta rivolgendo il Salvatore, non credendo che in un luogo del genere si potesse trovare un futuro apostolo. Ma perché Caravaggio ha inserito nella scena S. Pietro? Egli è il futuro Papa, colui che rappresenta la Chiesa e che ricopre il ruolo di intermediario fra Dio e l’uomo. Inoltre, la figura di Pietro pur ricoprendo, in parte, quella Gesù, contribuisce a mettere in risalto la mano e il viso.

Il significato della grazia divina che discende nel buio del peccato è reso dalla luce, che non proviene dalla finestra che tuttavia è ben visibile allo spettatore. Essa proviene, in modo intenso ed obliquo da destra, come se dalla porta, dalla quale è entrato appena Gesù, posta ad un livello più alto della stanza, fosse rimasta spalancata. Tuttavia, poiché non si è essere sicuri con certezza da cui essa provenga, non è più una luce reale e concreta, ma una luce morale che scende sfiorando il viso di Gesù, rischiarando la mano, che crea la vita, soffermandosi su tutti i presenti, ma soprattutto su Matteo.
Da accennare che alcuni critici sostengono che Matteo sia non l’uomo con la barba a cui si è accennato precedentemente, bensì quello che nonostante il miracolo, continua a contare la somma d’argento.