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Leon Battista ALberti - Commento personale


Leon Battista Alberti è sicuramente uno dei massimi autori del quattrocento italiano.
Nato a Genova nel 1404 lavorò in città come Rimini, Firenze e Mantova e visse sempre a Roma al fianco di papa Eugenio IV, dove morì nel 1472.
Egli rispecchia perfettamente la figura dell’erudito poliedrico in modo simile a Leonardo; è, infatti, noto come architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo.
Il contributo maggiore per l’arte e la cultura rinascimentale italiana è sicuramente la sua trattatista: egli ridà una sistemazione normativa alle elaborazioni di Brunelleschi, Donatello e Masaccio riformando la figura dell’artista e il rapporto che esso ha con la città.
Egli delinea questo nuovo ruolo dell’artista intellettuale al servizio del Signore, preparato in tutte le discipline liberali, in particolare ben conscio del linguaggio e dell’arte classica ed in grado di emularli, non con l’inefficace scopo di riprodurla: la firmitas, ovvero la solennità e quasi l’autorevole perfezione e imponente sacralità evocata dalle forme classiche, è infatti una delle tre categorie vitruviane a cui non rinuncia nel suo De re aedificatoria. Questo suo devoto ossequio verso il linguaggio dell’arte classica è evidente nel Tempio Malatestiano, edificato nel 1447 a Rimini da Matteo de’ Pasti seguendo il progetto di Alberti: il richiamo agli archi trionfali dell’ingresso, agli edifici onorari delle ghirlande, agli acquedotti degli archi in sequenza, agli antichi templi del basamento, i capitelli compositi e il timpano aggettante, sono tutti inequivocabili e incontrovertibili segnali di un’attenta e impeccabile ricerca di ordine e autorevolezza nello studio albertiano. Lo stesso nella Chiesa di Sant’Andrea a Mantova con il riferimento agli archi trionfali nella facciata, in particolare all’arco di Tito e Traiano, e la solennità dell’architettura imperiale che colpisce innegabilmente nel momento stesso in cui si entra nella navata centrale.
Grande importanza è data da Alberti anche al rapporto arte-città. È proprio nel rinascimento che vediamo l’ascesa delle città rinnovate nelle quali l’architettura ha il fondamentale ruolo di ponte tra uomo e natura e in particolare è usata e pensata per esaltare la posizione delle famiglie più benestanti e per ostentare la bellezza e rinomanza della città. Questo intento condiviso e forse anche “suggerito” da Alberti, è seguito in particolare nella città di Mantova: qui egli riqualifica la struttura urbana del centro storico della città, vincolato dai caratteri ambientali (laghi del Mincio) e con una rete stradale difficilmente variabile, attraverso l’inserimento di nuovi “segni” monumentali che superino il rigore matematico delle opere fiorentine e rielaborino l’antico.
L’aspetto più apprezzabile ed intrigante della sua arte, a cui più mi sento affine ed attratta, è infine il rigore logico e la razionale cura della proporzione riscontrabile nelle sue opere: innegabile ed emblematico è nella facciata di Palazzo Rucellai a Firenze ma così anche in ogni altro suo progetto studiato e calcolato assiduamente nell’ottica della venustas vitruviana, ovvero “unione tra le parti” ripresa nel De re aedificatoria.
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