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Vincent Van Gogh (1853-1890)

La vita e i viaggi di Van Gogh: Fu un uomo istintivo, dai sentimenti forti e violenti, che cercò invano quell’affetto da amici e amanti che solo il fratello Theo gli seppe dare. Theo dal 1880 lo aiutò anche economicamente, ma Vincent rimase incompreso, depresso dagli insuccessi e dal disagio interiore. Aveva gravi alienazioni mentali che gli facevano perdere contatto con la realtà e lo portarono al suicidio. Si sentì prigioniero (come l’uccellino della lettera) dell’incomunicabilità col mondo esterno, pessimista ed autocritico. Talvolta ritrova l’equilibrio, ma all’esterno nulla traspare del suo animo. Nasce a Groot Zumdert (Olanda) il 30.03.1853 da una modesta famiglia. Fa studi incostanti crede di essere un predicatore. Infatti nel 1876 si licenzia da una casa d’arte francese e nel 1878 lavora con dei minatori belgi. Allontanato per troppo zelo nel 1880, va a Bruxelles, dove studia anatomia e prospettiva, poi a L’Aja dove studia pittura. Nel 1883 va nel Brabante a dipingere la vita contadina. Nel 1886 raggiunge Theo a Parigi e conosce impressionisti e divisionisti. Nel 1887 inizia l’amicizia Gauguin, col quale va ad abitare ad Arles, nella “casa gialla”, ma dopo due mesi di convivenza e liti per diverse opinioni artistiche, Van Gogh si taglia un orecchio (atto autopunitivo). Dal 1889 è ricoverato spesso per eccessi di follia. Nel 1890 si trasferisce da Sud a Nord, è sotto le cure del Dr. Gachet ad Auvers sur Oise, collezionista e pittore dilettante. Improvvisamente si spara al cuore e muore tra le braccia di Theo.

“I mangiatori di patate” 1885, olio su tela, Amsterdam, Rijksmuseum. Primo capolavoro degli esordi olandesi. Eseguito nel Brabante dopo varie versioni preparatorie. In una povera capanna, 5 contadini consumano un pasto frugale, patate fumanti e bollente caffè nero. Sono rischiarati da una lampada a petrolio. Mani nodose, visi spigolosi, scavati da fatica e rassegnazione. Colori terrosi e pastosi (Ocra, marrone, verde cupo). Ma sembra un dipinto monocromo. La semplice armonia interna ci dà idea di un Van Gogh compassionevole, che descrive pittorescamente la vita aspra e dura. Dice: “Un contadino è più vero coi suoi abiti poveri fra i campi che quando va a messa in abiti da società”. “ Se un quadro di contadini sa di pancetta e vapori di patata, non è malsano”.

“L’autoritratto col cappello di feltro grigio” 1887, olio su cartone, Amsterdam, Stedelijk Museum. La giacca ha rapidi tocchi di colore accostati uno all’altro, il volto è modellato secondo una disposizione raggiata del colore. Il fondo, azzurro e violetto, è fatto a pennellate diagonali medie (dall’alto a destra al basso a sinistra). Ha occhi fissi e inquieti, labbra serrate, traspare carattere instabile.

“Campo di grano con volo di corvi” 1890, olio su tela, Amsterdam, Rijksmuseum. Una tempesta, presagio di lutto, si sta per abbattere sul campo, tagliato in tre viottoli bordati di verde. Si leva dal basso, uno scomposto stormo di corvi neri. E’ un dipinto violento, il campo è scosso dal vento, è dato da frustate di giallo, il cielo è incupito dal nero di nuvole minacciose. Cielo luminoso e il campo lucente stanno per essere coperti dall’oscurità. L’artista guarda impotente l’evento come l’”uccellino in gabbia”.

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