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Pablo Picasso - Bicchiere d'assenzio


L'arte di Picasso può essere letta come un dialogo interrotto tra forme bidimensionali e forme tridimensionali, fra superficie pittorica e volumi plastici. Con estrosa fantasia Picasso fu "scultore" mentre dipingeva e, viceversa, "pittore" mentre modellava le forme. Nel piccolo Bicchiere d'assenzio, realizzato intorno al 1914 e considerato la quintessenza della scultura cubista, Picasso scompose l'oggetto secondo una logica analitica. Gli spaccati del bicchiere, presentati in sezione e contemporaneamente, offrono l'equivalente tridimensionale delle forme frante della pittura cubista, mentre il cucchiaio e la zolletta di zucchero, con il loro rimando preciso alla realtà (l'assenzio era un liquore molto amaro e i bevitori per addolcirlo utilizzavano una zolletta di zucchero), sono una sorta di equivalente plastico della tecnica del collage. Nell'intera composizione inoltre la pittura gioca un ruolo molto importante: bande di colore sottolineano la torsione del bicchiere, suggerendo la mobilità del liquido contenuto, mentre piccole pennellate, quasi alla maniera puntinista, alleggeriscono l'oggetto dal peso della materia. Picasso realizzò sei esemplari in bronzo del Bicchiere, in origine modellato in cera, utilizzandovi sempre la pittura e dipingendo ogni pezzo in maniera diversa.

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