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Arturo Martini - La Giustizia corporativa


Sebbene le opere di Martini più originali, in termini di autenticità espressiva, siano quelle di carattere privato, di medie dimensioni, non può essere tralasciata la sua attività nel campo della scultura monumentale. Nella Giustizia corporativa l'artista, pur sviluppando il tema su due registri orizzontali, divise verticalmente lo spazio del bassorilievo per mezzo dell'alto podio sul quale siede la ieratica figura della Giustizia, che tiene saldamente in mano i simboli del potere e del giudizio, la spada e la bilancia. Sotto di lei, attorcigliato al tronco, il serpente, simbolo evangelico del male, e sopra, a ispirarla, l'occhio di Dio.
Seguendo l'esempio di libera motivazione tipica dei cicli scultorei medievali e dei rilievi storici di età romana, Martini ha raccolto intorno all'asse centrale della Giustizia figure ed episodi della storia di Roma e della tradizione mitologica e religiosa. La profonda unitarietà del grande blocco quadrangolare è movimentata dall'alternanza di ritmi e dall'uso di tecniche diverse: alla concitazione di gesti del registro superiore fa da contraltare l'ordinato assieparsi delle figure del registro sottostante, dove, a destra, è riconoscibile il tema del figliol prodigo. I corpi, i volti e molte delle vesti dei personaggi sono levigatissimi e luminosi, mentre altre parti dell'opera mettono in vibrazione la luce con un sapiente gioco di chiaroscuro.

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