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Arturo Martini - Il figliol prodigo

Il figliol prodigo fu presentato alla seconda mostra milanese del sodalizio nel 1931. Nel trattare il tema evangelico del ritorno del figlio alla casa del padre, lo scultore concentra tutta l'attenzione sui due personaggi, esaltando la differenza fra le due figure: il ragazzo giovane avanza, mentre l'uomo anziano resta immobile, i piedi saldamente appoggiati al suolo; l'uno mostra la schiena nuda e smagrita, l'altro ha un ampio mantello drappeggiato sulle spalle. L'aspetto emotivo dell'incontro solenne e insieme umanissimo viene enfatizzato dall'intrecciarsi delle braccia, guidate dalle mani: quella del figlio che accarezza, quella del padre che sembra aggrapparsi in cerca di sostegno.
Attraverso il racconto sacro, l'artista mette in scena il toccante dialogo tra giovinezza e senilità e forse vuole alludere al possibile incontro, alla riconciliazione fra il moderno e l'antico, fra il linguaggio contemporaneo e la cultura classica. Il clima di quegli anni e la frequentazione dei protagonisti del Novecento avevano infatti avvicinato Martini alla tradizione artistica italiana e ai suoi maestri, portandolo a cercare nel passato forme pure e arcaiche da mettere al servizio di un sentire moderno, venato di emozioni trepidamente umane.

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