Video appunto: Manet, Edouard - La prugna – Analisi

La prugna



La tela è stata dipinta da Manet nel 1878 ed è esposta alla National Gallery of Art di Washington. Rappresenta una giovane ragazza seduta al tavolino di un caffè, davanti ad una “prune”, cioè un bicchierino di acquavite in cui è stata fatta macerare una prugna. Essa si colloca nella galleria dei tipi parigini, ritratti dall’artista in questo periodo e di cui fa parte anche “Nana” dell’anno precedente.
La ragazza sembra annoiata e pensierosa, disinteressata sia della sigaretta che tiene fra le dita della mano sinistra che dall’acqua vite, lasciato dal cameriere. L’aspetto malinconico (sottolineato dal mento appoggiato alla mano) e sognante è sottolineato dai colori chiari dell’abito che si stagliano contro lo sfondo scuro. L’aspetto è piuttosto dimesso, potrebbe essere una prostituta, ma comunque, non certamente di “alto rango” e non ha niente di civettuolo. Indossa un semplice vestito rosa e porta un cappellino secondo la moda del tempo.

Il tavolino di marmo, le linee orizzontale del sedile e quelle verticali della parete che ne costituisce lo sfondo, sembrano quasi intrappolarla ed impedirle di evadere dalla sua situazione che quindi non ammette alcuna via di fuga. Lo sfondo pare richiamare il Café de la Nouvelle Athènes, dove in quegli anni erano soliti riunirsi i pittori impressionisti. A questo proposito, basti pensare alla tela “L’absinthe” di Degas, anche se è molto probabile che il quadro sia stato realizzato nell’atelier. Il titolo stesso della tela replica quella di Degas, perché, in entrambi i casi, esso riporta il contenuto del bicchiere. Questo spiegherebbe il motivo per cui i dettagli sono ridotti all’essenziale: al pittore interessava di più dipingere la personalità della ragazza ritratta, più che l’ambiente che la circonda. Invece di raccontare, suggerisce la storia di una donna che attende da sola al tavolo di un bistrot; per questo motivo, all’osservatore egli lascia la libertà di immaginare la vita che si nasconde dietro uno sguardo perso nel vuoto.
Il taglio è insolito: il personaggio è inquadrato molto da vicino e la visione, invece di essere angolare è frontale; il tavolo sembra quasi sospeso, ma in realtà esso è fissato a terra con un gambo di ferro. Sappiamo che Manet teneva un tavolino da bistrot simile al fine di creare, artificialmente nel suo laboratorio l’atmosfera tipica di un caffè: questo per far capire come i “bistrot” avessero un ruolo molto importante nella vita e nella cultura di quegli anni.