cefine di cefine
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Olympia


Olympia è un dipinto del 1863 realizzato d Manet. In quest’opera si possono osservare le esperienze precedenti della Venere di Urbino di Tiziano e la Venere di Dresda di Giorgione. Infatti, nell’analizzare le opere dell’artista francese non dobbiamo mai dimenticare l’influenza che ebbe la produzione artistica passata sulla descrizione della sua contemporaneità.
In quest’opera è rappresentata una ragazza disinibita nuda e associata a due elementi simbolici molto più che eloquenti; il nastro al collo e il fiore tra i capelli. La figura della cameriera di colore alle sue spalle ricorda le “donne di Algeri” di Delacroix; porta con sè dei fiori offerti alla donna da parte di un ammiratore non visibile sulla scena. Si tratta di un elemento esterno ma importante e da tenere presente.

Vi è inoltre un elemento domestico come il gatto (nella Venere di Urbino vi era stato raffigurato un cagnolino) che non pare abbia un significato allegorico, come molti invece credono. Gli elementi rivoluzionari nella pittura di Manet per quanto riguarda la realizzazione di questo quadro sono: l’esibizione della nudità, la sfida lanciata dalla modella allo spettatore con gli occhi, la fonte di luce che si trova in un punto esterno al dipinto e il mancato utilizzo della prospettiva (non c’è profondità, anzi la scena è chiusa da un paravento).
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