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Land Art


Land Art è il titolo del film realizzato da Gerry Schum nel 1969, il quale documenta le grandi installazioni prodotte da americani come Michael Heizer, Walter De Maria, Robert Smithson, Dennis Oppenheim e da europei come Richard Long, Barry Flanagan e Marinus Boezem.
Il nome del film divenne un marchio per tutte le opere d’arte realizzate nel paesaggio, difatti sarebbe l’abbreviazione di Landscape Art (arte nel paesaggio) di cui molti critici d’arte accolsero entro breve tempo tale appellativo per qualificare la nuova tendenza. Questa corrente artistica fu riconosciuta anche con la definizione di Earth Works, tradotta ‘’ opere di terra ‘’, nome che deriva da una mostra tenutasi alla Dwan Gallery di New York nel 1968 in cui vi era un elemento che raggruppava tutti i lavori degli artisti, la terra. Con essa, sono indicate quelle operazioni artistiche che attorno al 1967/68 attive in particolare negli Stati Uniti d'America, a New York e nei luoghi sconfinati dell'Ovest americano vanno al di fuori degli spazi tradizionali espositivi delle gallerie e dei musei e anche delle aree urbane, intervenendo direttamente sul territorio naturale. Tali ricerche portarono alla nascita della definizione inglese ’’ site specific’, denominazione generalmente usata nell'ambito dell'arte contemporanea per indicare un intervento pensato e inserito in un preciso luogo. La nuova arte americana ed europea si sviluppa attraverso varie tendenze in pratica compresenti e legate tra loro: Pop Art, Fluxus e Happening, Performance Art e Body Art, Minimal Art, Land Art-Earth Works, Process Art, Arte Povera, Arte Concettuale. Gli anni Sessanta subiscono la pressione del susseguirsi di tutti gli sconvolgimenti politici e di tutte le contestazioni studentesche e operaie. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo Stato, perché principale strumento di azione sociale, aveva cominciato a perdere di supremazia e si erano sviluppati i più tortuosi andamenti del consumismo e delle nuove tecnologie, difatti in questi anni ci furono le prime emissioni spaziali; gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin furono i primi uomini a raggiungere la Luna e il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, fu lanciato sulla prima navicella spaziale, la Vostok 1 e i primi voli aerei; ci fu la costruzione del primo prototipo dell'aereo supersonico per il trasporto civile noto come Concorde e fu eseguito il primo volo su uno dei più grandi velivoli civili di quegli anni, Il Boeing 747. Tutti questi elementi cambiarono la visione degli artisti, l’idea di guardare dall’alto tramite la visione aerea cambia la prospettiva della concezione dell’arte. Tutto questo convergere d’informazioni, tecnologie e storia hanno così coronato la Land Art.
Le loro innovative ricerche puntarono a una definitiva rottura dei confini tradizionali della pittura e della scultura, rimanendo costantemente di peculiare importanza, però non prendono più il sopravvento nella produzione artistica dell’epoca. Sussiste un nuovo rapporto tra arte -natura - uomo che coinvolge notevolmente gli artisti statunitensi che sono rimasti affascinati dagli immensi spazi americani incontaminati come i deserti, i laghi, le pianure, le montagne che suggerirono loro opere grandiose e affascinanti. Pertanto, lo strumento e il soggetto dell’opera non sono più il metallo, il marmo, il dipinto, la tela o tutte le attrezzature che sono state adoperate in precedenza. Adesso invece si contemplava e si ricorreva al materiale terroso, alle pietre naturali e inclusi quei materiali estranei al territorio classico di fare scultura e pittura che si trovavano fuori dalla costruzione e dalla realizzazione umana, ma questi ultimi erano in una dimensione naturale trovati direttamente sul territorio, per cui gli artisti cominciano a utilizzare tale paesaggio come parte del loro fare arte.
Naturalmente i primi gesti, sono quelli di trasmettere un nuovo materiale che può essere la terra, quindi siamo nel caso di Walter De Maria che nel 1967 realizza un’istallazione intitolata ‘’Earth Room’’, la quale occupa un intero appartamento a New York di 335 mq, sepolti da 197 metri cubi di terra, che formano degli strati alti 56 cm. Oppure l’elemento fulmine;’The Lightning Field’ del 1977, una monumentale installazione posta in un angolo remoto del deserto del Nuovo Messico collocando in verticale nel terreno 400 pali metallici appuntiti su un'area di circa tre chilometri quadrati, sfruttando la complicità della natura durante i temporali raccogliendo e moltiplicando la potenza dei fulmini per mettere in scena uno spettacolo straordinario di luce. Si esaltavano tutti quegli elementi che prima non erano stati considerati, ma fondamentali per la vita dell’essere umano, ora diventano una parte dell’arte. Opere in grande scala, impossibile da trasportare e di conseguenza venderle. Così gli artisti si pongono in netto contrasto con la logica del mercato e s’impegnano in opere senza né prezzo né acquirente. Queste opere di carattere effimero sono esposte al sole, alla pioggia, al gelo e agli organismi decompositori. Che senso ha realizzare opere così effimere? Portano a creare un rapporto con la natura dove lo scultore cerca ispirazione, bellezza e armonia negli elementi offerti dal creato.
Foglie, pietre, legno, fango, sono invece caratteristiche di Richard Long che lo ispirano a lasciare tracce e impronte del suo camminare sul terreno, realizzando opere che ruotano attorno al concetto di spazio e tempo, sono alla base della sua attività fin dagli esordi. Una dimostrazione è l’opera ‘’A line made by walking’’, risalente al 1967, che consiste in una linea dritta tracciata tramite il suo atto di camminare avanti e indietro su un prato. Long è in una costante relazione armonica con la natura e il paesaggio che in seguito lo spinge a rincorrere forme del triangolo, del cerchio, della spirale con cui si sono espresse da sempre le antiche civiltà, facendo così circolare energie primordiali. Nel 1978 realizza ‘’Circle in Africa’’, un cerchio fatto di tronchi d’albero e cactus bruciati su uno sperone roccioso del Malawi, documentato da una grande fotografia incorniciata in bianco e nero. Mentre Michael Heizer sosteneva che il deserto, in particolare quello del Nevada, fosse lo spazio religioso e pacifico di cui gli artisti erano sempre stati alla ricerca, difatti in tale luogo è posta la sua opera più nota ‘’Double Negative’’ del 1969/1970, lavoro pionieristico realizzato esclusivamente attraverso l'atto della sottrazione, solcando due trincee lunghe 457 m, profonde 15 m e larghe 9 m. Tali incisioni si fronteggiano perfettamente e si trovano a cavallo di entrambi i lati del declivio naturale posto in mezzo (nel quale è stato scaricato il materiale di scavo). I due spazi negativi si collegano tra di loro visivamente formando così un'immagine continua attraverso il divario, che è un’altra un’assenza di materia, creando così un “doppio negativo”. Situata nel museo LACMA di Los Angeles, in California, invece, una seguente opera molto recente datata nel 2012, è composta di una trincea in cemento armato di lunghezza 140 m e di larghezza 5 m, in cui sopra è collocato un enorme masso di granito di forma irregolare, alto 6,50 metri e dal peso di 308 tonnellate. Le due mensole di acciaio fungono da sostegno e sono poste nella parte superiore della trincea. Le loro ridotte dimensioni riguardo a quelle del masso, danno l'impressione che esso sia sospeso in aria, da qui emerge appunto il titolo dell’opera, "massa levitata". La trincea raggiunge gradualmente la profondità di 4,60 metri circa, permettendo ai visitatori di passare direttamente sotto il masso. Christo, artista bulgaro è autore di dipinti astratti e d’impacchettamenti di oggetti tra cui bottiglie, bidoni, cartoni, tavoli e questi elaborati coinvolgono notevolmente i suoi amici, tra cui Arman e Yves Klein, con cui si unirà nel movimento Nouveau Réalisme. Affascinato dalle opere di Man Ray, utilizza l'impacchettamento come maniera per occultare temporaneamente qualcosa alla vista, in realtà la rende evidente, esaltando il mistero che avvolge l'oggetto nella civiltà, partendo da quelli più modesti sino a quelli più rilevanti come un’isola intera o un monumento di Berlino, il Reichstag, per il quale è stato impiegato più di 100 mila mq di tessuto. Esegue i suoi interventi sul paesaggio senza alterarlo permanentemente, ma con un evidente carattere di transitorietà. I materiali naturali usati sono quelli che si degradano nel tempo e restituiscono gli ambienti così com’erano allo stato nativo. Spesso le sue coperture hanno suscitato uno scandalo pubblico, poiché sono state viste come un insulto ai luoghi prescelti anziché, come nelle finalità dell'artista, proporre una percezione della realtà mai avuta prima. Anche Richard Serra, ha visto un suo lavoro rifiutato fisicamente dal pubblico, installò l'opera ‘’Tilted Arc’’, un arco leggermente curvato, alto 3,50 metri, in acciaio dolce a Federal Plaza, nella città di New York. Ci furono delle contese sin dai preludi, un'assemblea pubblica votò per il trasferimento dell'opera ma Serra si oppose, sostenendo che l'opera era progettata per quello specifico luogo e non poteva essere dislocata altrove. Alla fine, disgraziatamente l'opera fu demolita da operai inviati dal governo federale. Per morfologia e ispirazione, le opere di Richard Serra si possono dividere in due indirizzi di ricerca, sia per l’angolo retto sia per la linea curva. Sviluppa opere d'arte con lastre di ferro, materiale che collocato in spazi urbani mostra la sua alta deperibilità dovuta all’effetto degli agenti atmosferici. L’intenzione è di ostacolare il normale flusso del paesaggio, facendo si che lo spettatore è vincolato a percepire un nuovo spazio, attirando l’attenzione sull’ordine architettonico che s’impone in contrasto con l’ambiente sociale. Un’altra opera è l'enorme scultura ‘’Snake’’, facente parte della collezione del museo Guggenheim nella città di Bilbao, costituita da tre enormi sinuosi fogli d'acciaio che creano un percorso curvilineo e ondulato, lungo circa 30 m e alto 4 m. Tali dimensioni sono analoghe a quelle di ‘’Naples’’, una spirale composta di sette piastre d’acciaio, esposta a Napoli tre anni fa in piazza del Plebiscito, ma l’opera è più che stupefacente, benché il peso di 150 tonnellate, quando si entra nella spirale, darà una sensazione di grande leggerezza, perché i passaggi consentono di attraversarla velocemente, non percependone il peso.
Pure Gordon Matta Clark dedicò la sua attenzione al paesaggio urbano, eseguendo rimozioni identificate a danno di edifici. E’ l’anarchitetto che ha dato una decisiva svolta al concetto tradizionale di architettura, pone al centro di nuove prospettive tramite buchi nei pavimenti e nei solai, perforazioni d’intere pareti e squarci, intaccando l’idea di fissità legata a un edificio. I mutamenti e i tagli vigorosamente studiati su immobili esistenti hanno qualificato nuove relazioni spaziali e modifiche percettive, attribuendo un valore aggiunto a costruzioni che erano abbandonate o smantellate per nuove operazioni immobiliari.’’Conical Intersect’’ del 1975, due edifici affini del XVIII secolo erano in fase di demolizione per far posto al nuovo Centre Pompidou a Parigi. In merito alla sezione conica dei tagli con un solo sguardo lo spettatore accostava la visione della Parigi storica a quella della nuova e moderna capitale. James Turrell e Robert Irwin lavorarono in una direzione più intima, cioè alterando ambienti chiusi con il variare della luce, oppure creando finestre o inquadrature su paesaggi che mutano l’inevitabile alternare delle stagioni; paesaggi che diventano come quadri viventi. L’apparente semplicità di questi interventi mira a riflettere sul valore poetico della natura nell’attuale società. E' stato forse Robert Smithson l’esponente più rappresentativo della Land Art.
Robert Smithson, nato a Passaic nel New Jersey il 2 gennaio 1938 e morto ad Amarillo in Texas il 20 luglio 1973, all’età di trentacinque anni. A nove anni, la sua famiglia si trasferì nella sezione Allwood di Clifton. Ha studiato pittura e disegno presso l'Art Students League di New York dal 1955 al 1956 e poi brevemente alla Brooklyn Museum School. Le sue prime opere esposte erano sostanzialmente collage con ritagli delle riviste ‘’Beefcake", di fantascienza e Pop Art. Inizia la sua carriera principalmente come pittore, difatti attraverso i suoi studi e la sua formazione, Smithson rimase colpito dagli espressionisti astratti in particolare da David Smith, Tony Smith, Jackson Pollock e Morris Louis ma dopo un periodo di distacco durato circa tre anni dal mondo dell'arte, Smithson trova la scultura di David Smith. La trova particolarmente accattivante per l'uso di materiali non naturali come l’acciaio che poteva essere alterato (cioè ruggine, decadimento e scolorimento) dal tempo. Smithson ha espresso interesse per il minimalismo, l'arte concettuale e lavorando con l'ambiente naturale, disegnando, dipingendo e creando collage. L’artista si afferma nel 1964 come promotore del movimento minimalista emergente. La sua nuova attività abbandonò l’attenzione per il corpo che era stata comune nei suoi primi lavori e cominciò, al contrario, un complesso d’idee che si era legato in molte forme: disegni, sculture, film, scritti critici, progetti, ridefinendo il linguaggio della scultura. Il concetto di entropia diventa per lui di particolare interesse e informarono un certo numero di sculture completate durante questo periodo, tra cui ‘’Alogon 2’’. Attratto dall’affascinante quanto enigmatica entropia, cioè la tendenza di tutte le cose verso la disgregazione, quest’ultima sta nella sua principale poetica. Nel 1967 esce sulla rivista ‘’Artforum’’ un articolo di reportage di viaggio e un racconto letterario, intitolato ‘’The Monuments of Passaic’’che indaga con sorprendente accuratezza il fenomeno dello spostamento entropico. Non spiega né le cause, né espone rimedi, ma obiettivamente estende lo stato di fatto. Le manifestazioni preoccupanti di questo processo sono individuate in una serie di architetture e infrastrutture industriali, quali ponti d’acciaio, tubature di scarico, parcheggi inconsueti e altre varie costruzioni civili che a causa del continuo sfollamento del territorio e dell’impoverimento delle risorse organiche, si ritorna a uno stato primitivo della vita sulla terra. Questi monumenti che dovrebbero avanzare per il futuro sembrano diventare macerie di un passato e Smithson documenta il tutto con un servizio fotografico. Come scrittore era interessato ad applicare l’obbiettività dell'arte che aveva disegnato in saggi e recensioni per "Arts rivista’’ e "Artforum" e per un periodo, infatti, era più noto come critico che come artista. Alcuni degli ultimi scritti recuperarono le concezioni del XVIII e XIX secolo dell'architettura del paesaggio che influenzarono i suoi prossimi lavori.
In seguito fu notato dalla mercantessa d’arte Virginia Dwan, entusiasta sostenitrice dei suoi progetti, che le ha concesso la sua prima mostra personale alla Galleria degli Artisti nel 1959.‘’Plunge’’ è una delle tante opere della mostra, realizzata intorno al 1966. Il lavoro è composto di una serie di unità a gradini posti in modo tale da aumentare (o diminuire) lentamente le dimensioni; questo senso di progressione rende stranamente difficile misurare la scala dei suoi singoli membri e questo tentativo di confondere lo spettatore è caratteristico di questo lavoro. Smithson crea una stretta relazione tra il territorio esterno e lo spazio espositivo della galleria, attraverso la dialettica tra Sites (territorio naturalistico) e Non Sites (contenitori geometrici che raccolgono materiali prelevati dal territorio), in inglese rimandano a un gioco di parole tra vista e non vista. Nel 1968 inizia a realizzare i Non Sites, dei contenitori di acciaio dipinto o zincato di forma geometrica minimalista, che contengono materiali grezzi, come pietre, ghiaia e sale, raccolti dalle miniere o cave esplorate dall’artista, che sono appunto i Sites. Sebbene i Non Sites siano costruiti con materiali fisici, essi sono sostanzialmente opere d'arte concettuali: nelle esposizioni essi documentano un luogo e il viaggio dell'artista in quel posto, così che gli osservatori dei Non Sites sono costantemente rimandati, ai Sites e invitati a visitarli.

Nel 1969 durante un viaggio in Yucatàn precisamente in Messico, Smithson

Installa in vari luoghi i suoi ‘’Mirror Displacements’’, posti a Oxted Quarry in Inghilterra, lastre specchianti, disposte regolarmente nella sabbia, nella terra e tra il verde delle piante, in modo da assorbire e riflettere la luce, il cielo e l'atmosfera. Di questo intervento ne rimane una foto e dei contenuti scritti dall'artista, pubblicati su ‘’Artforum’’, che ne ha fatto dell'opera un lavoro concettuale. Nel 1969, Smithson ha creato ‘’Asphalt Rundown’’, il primo monumentale Earthwork che ha realizzato all'esterno, in una cava alla periferia di Roma. Caricò un autocarro colmo di asfalto caldo, per poi scaricare il contenuto lungo i lati di una cava, in modo che la miscela si raffreddasse e indurisse mentre cadeva, finendo per fondersi con i lati della cava. Questa interazione geologica artificiale è molto affascinante, data dal lento movimento della materia nera che vince sulla terra e che travolgerà qualunque cosa interagisca con esso. Il suo intento era di far scivolare e penetrare la massa fluida lungo la terra, e farla diventare permanentemente in quel punto, sottoposta a tutte le condizioni climatiche. Pertanto dimostra l'importanza dell'entropia secondo il suo modo di pensare, poiché qui la gravità e la perdita di energia sono parte sostanziale dell'opera. Proseguendo nella sua riflessione, nel 1970, Robert Smithson progetta e realizza ‘’Spiral Jetty’’ l’opera più rappresentativa e indicativa della Land Art.
Situata sul Great Salt Lake, negli Stati Uniti, in prossimità di pozzi di petrolio abbandonati, tuttora esistenti. L’artista assume la terra come una nuova forma d’arte e traccia una linea monumentale a spirale che congiunge il Grande Lago Salato con la costa nord-orientale. Per la realizzazione hanno utilizzato oltre seimila tonnellate di rocce di basalto nere e terra della collina adiacente, formando la linea lunga di 460 m e larga 4,6 m che si snoda in senso antiorario dalla riva all'acqua. Nel 1999, l'opera è stata donata alla Dia Art Foundation. La forma scelta è profondamente simbolica ed evocativa delle antiche forme di rappresentazione dell’uomo e al tempo stesso della struttura della natura. La spirale ricorda ad esempio quella delle conchiglie o dei vortici dell’aria o dell’acqua e sembra sintetizzare concetti sui quali l’artista riflette costantemente.
Smithson esprime il concetto di Spazio, imbrigliato dentro e allo stesso tempo tagliato fuori dalla spirale, ma anche il concetto di Tempo, poiché si tratta di un percorso sottoposto all’azione relativamente lenta della natura, con la formazione di microscopici microrganismi che durante le varie stagioni dell’anno mutano colore, e in questo modo anche l’opera cambia colore a seconda del periodo. La struttura che è intesa come sia chiusa che aperta, tende a convergere verso il centro e allo stesso tempo ad allontanarsi, evoca l’unitarietà della natura pur nelle sue diverse parti. Spiral Jetty, nega il concetto di visione classica, infatti, l’interezza della linea è percepibile solamente attraverso un elicottero. Quest’aspetto implica che l’artista abbia usato immagini, fotografie, film e saggi per documentare il lavoro che finisce per far parte dell’opera stessa e divengono a loro volta nuove opere. Nell'estate del 1973 Smithson stava viaggiando su un aeroplano per ispezionare il sito per il suo più recente progetto, chiamato ‘’Amarillo Ramp’’, sfortunatamente l'aereo si è schiantato,uccidendolo insieme al pilota e al fotografo che lo stavano accompagnando. Anche se Smithson è stato derubato dell'opportunità di costruire Amarillo Ramp, il progetto è stato completato poco dopo la sua morte di sua moglie, Nancy Holt, congiuntamente a Richard Serra e altri artisti. Tale scultura si trova sul Tevocas, un lago artificiale a diciassette miglia a nord di Amarillo, nel Texas Panhandle. L'idea di produrre un'opera in un lago artificiale nasce dalla necessità analogica e storica di integrare o di affiancare a un'operazione d’irrigazione utilitaristica un atto artistico che estetizzi il territorio. I dintorni semi-desertici, travolti dai continui tornado, sono stati scelti per le loro caratteristiche fisiche e atmosferiche, in grado di cambiare il colore della terra e delle rocce in base alla variazione dell'incidenza solare. Robert Smithson non solo ha coniato il termine "Land Art", ma ha dato nascita al movimento stesso. È interessante notare che la morte di Smithson abbia accelerato tale movimento. Ispirare una nuova generazione di artisti a lasciare lo studio del tutto e creare arte all’aperto è una responsabilità cui dobbiamo dargli solo un’immensa devozione, che ha dato una svolta al mondo dell'arte. Dall’inizio del XXI secolo, per oltre trent’anni, Robert Smithson è stato e rimane uno dei più influenti e originali artisti, la cui orma è d’ispirazione ad artisti della sua generazione e sulla nostra, rimanendo integro ancora oggi.
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