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Klimt: "Giuditta I"


Il soggetto del dipinto è la Giuditta, la quale viene ripresa dalla tradizione biblica. Ella, con la sua bellezza, riuscì a stordire e ad uccidere, decapitandolo, il generale Oloferne per liberare il suo popolo, Betulla, dalla sua tirannia. La forza della donna deriva da Dio. Si può affermare che, in questo quadro, il carnefice diventa la vittima.
La donna è raffigurata in maniera realistica e con grande attenzione ai particolari. Di fatto, basta guardare la bocca dischiusa con le labbra di un rosso intenso, i capelli nero corvino (al tempo, essi rappresentavano la seduzione), il seno scoperto ed il gioiello in stile liberty che porta al collo. Ella, tra le mani, tiene la testa di Oloferne, che si intravede a malapena.
Lo sfondo è composto da lamelle d'oro. L'uso di materiali concreti per la creazione del quadro rimanda alla cultura medievale. Klimt, in oltre, si preoccupa di fornire al quadro una cornice, d'oro anch'essa, la quale reca delle scritture dell'artista stesso. Proprio grazie a questa cura dei dettagli, lo spettatore viene sedotto dalla preziosità del quadro.
Il formato del dipinto è verticale, occupato totalmente dal soggetto rappresentato.
Con quest'opera emerge la figura femminile, la quale, però, assume un duplice significato. Da un lato, ella è vista come l'eroina che salva il proprio popolo dalle sofferenze imposte dal generale Oloferne. Dall'altro, ella è considerata una femme fatale, proprio in quanto con la sua bellezza seduce l'uomo per poi portarlo alla distruzione, alla morte. Tale tema è tanto amato, ad esempio, dallo scrittore D'Annunzio e dal movimento decadente. Infine, questo soggetto è stato ripreso anche da Caravaggio.
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