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Dall'impressionismo al postimpressionismo

Verso la fine dell’Ottocento l’arte conobbe numerosi cambiamenti. Ad esempio, gli artisti ottenevano o terminavano la propria formazione non più in sedi istituzionali, ma spesso in scuole private, come l’Academie Suisse, scuola parigina che metteva a disposizione degli artisti modelli maschili e femminili a prezzi contenuti. Inoltre, furono inaugurati nuovi spazi espositivi: gli artisti che non riuscivano ad accedere alle mostre ufficiali organizzarono esposizioni autogestite e nel 1884 un gruppo di pittori creò il “Salon des Independents”; simili iniziative furono organizzate in tutta Europa. L’arte di questo periodo fu influenzata da due principali correnti di pensiero: da un lato, il Positivismo, che presentava la scienza come il mezzo che avrebbe concesso all’uomo di porre fine a tutti i problemi sociali dell’epoca diffondendo, insieme alle scoperte e alle innovazioni tecnologiche, una fiducia nel progresso; dall’altro, filosofi come Schopenhauer e Nietzsche sostenevano l’importanza dell’ elemento emotivo e irrazionale dell’essere umano. I Postimpressionisti sono artisti che ripresero lo stile degli Impressionisti ma si dedicarono anche alla ricerca di tecniche e forme nuove; infatti, all’attenzione tipicamente impressionista all’istante da catturare si sostituirono una predilezione per un tipo di espressione artistica che fosse mediata dal suo autore e un approccio più scientifico all’arte. Alcuni di questi artisti erano Cézanne, Gauguin, Van Gogh, Seurat. Seppur imboccando strade diverse, Cézanne e Gauguin da un lato e Seurat dall’altro condividevano l’intenzione di superare l’Impressionismo andando oltrre la realtà fenomenica. Mentre Cézanne si soffermava sulle strutture non accidentali, ma fondamentali e permanenti della realtà, Seurat e i suoi seguaci, i cosiddetti Neoimpressionisti,utilizzavano l’oggetto raffigurato nell’opera come strumento per indagare le potenzialità del colore. Essi giunsero a creare una particolare tecnica pittorica, il puntinismo. Molti degli artisti-sperimentatori di questo periodo non ricevettero una formazione tradizionale e spesso (come nel caso di Gauguin, Van Gogh e Rousseau) svolsero altri lavori prima di dedicarsi all’arte. Una caratteristica dell’arte di questi anni è l’apertura a stimoli provenienti dall’esterno, ad esempio quelli forniti dai viaggi, spesso interpretati come fughe dal proprio spazio e dal proprio tempo. Viaggi non solo reali, come quelli compiuti da Gauguin verso luoghi incontaminati dalla cultura occidentale, ma anche viaggi mentali.

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