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David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia

Friedrich era ritenuto un grande paesaggista, ma tale termine non deve essere inteso in senso illuminista, ma nel senso romantico di totale convivenza dell'uomo, finito e colmo di aspirazione all'infinito, con la natura, immensa e possente; nel paesaggio Friedrich trasfonde la coscienza della solitudine dell'uomo, la sua angoscia di fronte al mistero; nella natura egli coglie il sublime, ossia quel senso di sgomento che l'uomo prova di fronte alla grandezza della natura, sia nel suo aspetto pacifico, sia nel momento della sua terribilità, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, ma al tempo stesso intuisce l'infinito. Nel viandante sul mare di nebbia, la grandezza sublime della natura è espressa dall'immensità spaziale, con i monti scalati in profondità e appena visibili sul fondo, dall'altezza della montagna rocciosa in vetta alla quale l'uomo, solitario, guarda verso l'infinito, dalla nebbia fluttuante che invade tutta la parte sottostante, lasciando avvolto nel mistero ciò che ricopre e dando quindi maggiormente un senso di smarrimento di fronte all'intuizione della profondità abissale. Ne segue, al tempo stesso, l'esaltazione dell'animo che si abbandona all'immaginazione e alla ragione.

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