•L’assenzio
•Degas non ama i paesaggi, per questo non li rappresenta mai. Invece ama dipingere gli interni parigini. L’assenzio è il dipinto più famoso di Degas. L’opera è realizzata nel 1876 ed è ambientata nel Café Nouvelle-Athènes di Place Pigalle (uno dei luoghi preferiti dagli Impressionisti). La composizione ricorda proprio una vera inquadratura fotografica (Degas vuole sempre essere invisibile, fotografare la realtà da prospettive diverse dalle solite come se guardasse dal buco di una serratura, riproducendo realisticamente e spontaneamente l’impressione) ed è volutamente squilibrata verso destra, per dare il senso di spontaneità e di improvvisazione (casualità), eppure l’immagine è proprio studiata in ogni sua parte quasi scientificamente e questo si nota nella prospettiva obliqua dei tavolini di marmo, come se Degas ci voglia introdurre nel locale seguendo il loro allineamento. Il punto di vista è alto e decentrato di un ipotetico osservatore invisibile che sta seduto a un altro tavolo e osserva senza essere visto a sua volta, così da poter cogliere i gesti naturali e spontanei dei due personaggi riprodotti (la modella Ellen Andrée e l’amico pittore Desboutin), due poveracci: una prostituta di periferia, vestita in modo vistoso e un clochard (barbone parigino) dall’aria trasandata e burbera. Proprio davanti alla donna, sul marmo del tavolo, si trova il bicchiere verdastro di assenzio che dà il titolo al dipinto. Il barbone invece si trova davanti un calice di vino.

Entrambi hanno lo sguardo perso nel vuoto, come se stessero pensando intensamente: anche se sono seduti accanto, in realtà sono lontanissimi. Questo ci fa capire che la solitudine ci rende estranei e incapaci di comunicare (Degas soffre molto di solitudine). Anche l’atmosfera del locale è pesante come lo stato d’animo dei due: lo spazio è squallido e stretto ed è realisticamente descritto. L’ambiente dei caffè parigini ha un grande fascino sugli impressionisti come Manet, che sembra rispondere con La prugna, in cui è raffigurata una donna, forse una prostituta in attesa di un cliente, con l’aria malinconica e pensierosa, così tanto che ha dimenticato la prugna glassata davanti sul tavolo di marmo, un patetico richiamo alla realtà. Degas è attento ai giochi di luce e di colore: proprio dietro i due personaggi, c’è uno specchio appannato che ne riflette le sagome in modo confuso, ma è diverso dallo specchio della Barista al Bar delle Folies Bergère, pieno di luce e di vita. Questo è velato e sordo, proprio in sintonia con i due personaggi solitari.

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