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Questo dipinto ci fa pensare al rinascimento, con una prospettiva centrale. La città di Ferrara è amata da de Chirico perché è rinascimentale e medievale. Ha il castello degli Estensi, uno dei centri del rinascimento. La prospettiva centrale è ribadita dalle muse. Contemporaneamente c’è la modernità con le ciminiere in fondo. Vengono posti degli oggetti in una scatola da gioco, un bastoncino e elementi statuari: due in luce e uno in ombra, che rappresentano le muse ispiratrici, che nella realtà non esistono più, non si vedono. La statua ha i chiaroscuri perché somiglia alle colonne antiche; anche sopra sembra il busto di una statua. La testa è fatta con un pezzo di manichino da sartoria. Un'altra è seduta su una scatola. Sembra un manichino a cui manca la testa. In fondo c’è una statua molto simile a quelle antiche, ma completamente in ombra. Le ombre nette e scure si hanno solitamente al tramonto. Questo dà un’aria di mistero ed inquietudine. De Chirico mette spesso ombre di persone che passano e noi non vediamo. C’è una nostalgia del passato ma difficile da vivere. Il pavimento è in pendenza; la prospettiva centrale è quindi sbagliata; questo rappresenta un mondo di incertezze. L’uomo viene descritto come un manichino, perché nelle mani del potere di un altro; la testa non c’è più.

L’idea del manichino entra più volte in de Chirico, come Ettore e Andromaca.
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