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Il cubismo “analitico” e la sua evoluzione “sintetica”

La prospettiva apparente e la larghezza di piani e volumi scompaiono subito dopo, in quella fase che è stata denominata “cubismo analitico”. Nei quadri di questo periodo, la minuta sfaccettatura dei piani e la loro disposizione secondo un certo ordine dettato da esigenze compositive, ci restituiscono la realtà esteriore e interiore delle persone rappresentate, tutte riconoscibili. Nel cubismo analitico quindi abbiamo l’analisi, lo studio particolareggiante, dettagliato di un qualcosa. In questo periodo realizza il Ritratto di Ambroise . La persona è scomposta nei minimi particolari, non c’è la verosimiglianza. C’è la conoscenza, voglio dipingere come lo conosco. La figura ha un giornale in mano, un taschino con un fazzoletto dietro al giornale anche se normalmente non si vede,io so che c’è e quindi lo dipingo sopra. Suddividendo il personaggio in piccoli pezzi posso arrivare all’astrazione, ma viene rifiutata a priori e quindi si introducono nel dipinto elementi presi dalla realtà. Tra il 1912 e 1917 Picasso sceglie una via sintetica al cubismo. Ciò fa presupporre che la scomposizione della realtà sensibile possa accedere attraverso una progressiva riduzione dei piani che divengono definiti. A questo percorso concorre l’intrinseca sinteticità dell’operare con le tecniche del collage e del papier collè. Durante il periodo del cubismo sintetico invece realizza “natura morta con sedia impagliata” . Quest’opera si caratterizza da elementi presi dalla realtà e uniti tramite il collage.

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