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L'Art Nouveau


Il periodo dell’Art Nouveau si colloca tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, in storia dell’arte viene chiamato “periodo di fine secolo”. Ha avuto declinazioni nominali diverse a seconda delle aree geografiche in cui si è collocato. Siamo abituati a sentire parlare di Art Nouveau o stile Liberty ad esempio, ma sono più o meno la stessa cosa, in aree geografiche diverse. In questo periodo abbiamo la crisi della borghesia, la fine del positivismo e delle certezze razionali nel progresso e nella scienza, che avevano caratterizzato la forza della classe borghese in tutta Europa. Ci sono vari crolli finanziari e una conseguente crisi economica dovuta all’eccesso di speculazione edilizia nella seconda metà del 1800, che comincia con Napoleone III. Le banche emettono continuamente crediti trovandosi di fronte debitori insolventi, e ciò causa una vera e propria bolla finanziaria, che porta al crollo della borsa di Vienna. C’è una grossa disparità tra chi ha nelle mani tantissima ricchezza (l’alta borghesia finanziaria) e chi non ha niente (la classe proletaria). Emergono tensioni sociali sempre più forti, iniziano le proteste e le rivendicazioni, c’è un generale impoverimento delle masse e una messa in crisi dell’intellettuale, che si ritrova ad essere sempre meno interprete della società, non se ne sente più parte, e si rifugia nell’arte come in un paradiso artificiale. Ciò porta ad un allontanamento dell’arte dal mimetismo, dal realismo, e da tutte le certezze e i valori che avevano caratterizzato il 1800, anche se già ciò era accaduto in maniera minore con l’impressionismo. Nell’arte di fine secolo però, c’è una tendenza ancora maggiore, l’artista non ha più certezze da comunicare e non si sente più parte di un gruppo, vive sempre più isolatamente, ai margini della società, e si sente incompreso o superiore. Egli diventa una sorta di vate, come se riuscisse a vedere cose che gli altri non vedono, rifugiandosi in una dimensione mistica e spiritualista. Alla fine del 1800 quindi, l’arte è dominata dal simbolismo, dal misticismo e dallo spiritualismo, in contrapposizione alla scienza e al progresso; infatti, essa tende sempre di più ad essere estetizzante o formalizzante. Di fronte alla crisi dei contenuti, c’è il rifugio nella forma, nel decoro e nella bellezza; quest’ultima rappresenta un’ancora di salvezza di fronte alle brutture della realtà. Quindi, possiamo dire che questo nuovo stile maschera i veri problemi, anche se talvolta questi iniziano a emergere, specialmente nella pittura di Gustav Klimt. Si parla di Art Nouveau in Francia e in Belgio, dove i due stili si avvicinano molto; Bruxelles è la città simbolo dell’Art Nouveau in Europa. Lo stesso stile prende il nome di Liberty in Inghilterra, di Jugendstil in Germania e di Modernismo in Spagna. La seconda fase dell’Art Nouveau prende il nome di Art Déco, e arriva fino agli anni ’30 del 1900, quindi al ventennio tra le due grandi guerre. Si ha un ritorno all’ordine, poiché l’arte è legata al fascismo e al nazismo, e finisce per mescolarsi allo stile classico, tipico di questo periodo. In origine comunque, “Art Nouveau” era il nome di un negozio parigino di Samuel Bing, dove si vendevano oggetti di antiquariato di varia provenienza. Erano oggetti di tutti i tipi: di arte, di arredamento, di abbigliamento, ecc. E infatti, una delle caratteristiche del periodo di fine secolo è una sorta di alleanza tra le arti considerate alte e l’artigianato. C’è una ripresa fortissima di quest’ultimo, dell’oggetto prezioso e della mano d’opera, come una reazione alla produzione industriale: c’è l’idea che recuperando il lavoro manuale e il gusto dell’oggetto prezioso e unico, si possa ritornare all’essenza dell’arte; è un modo definibile antistorico, con un rifiuto dell’elemento massificante, poiché l’arte deve distinguere l’essere umano dalla massa. D’altra parte comunque, c’è un forte sfruttamento delle novità industriali, soprattutto nell’ architettura. Infatti, si fa uso di ferro, ghisa e cemento, tutti materiali nuovi, alla base della costruzione della Torre Eiffel ad esempio. Senza questi materiali, molte novità e tipicità dell’architettura di fine secolo, come finestre, facciate o balconi, non potrebbero esistere. Lo stile Liberty prende il nome da un commerciante e produttore inglese di oggetti e stoffe. Una delle radici dell’arte Liberty è il gotico, con la volontà di richiamarsi al neomedievalismo (cosa già vista nel romanticismo) e quindi al volk, ovvero lo spirito della civiltà (che è all’origine del misticismo nazista). Quest’ultimo è rintracciato proprio nel medioevo perché il medioevo è considerato il periodo di origine della civiltà, ma anche del lavoro collettivo, cosa che caratterizza moltissimo i movimenti artistici di questo periodo. Infatti molti artisti iniziano a formare gruppi, a riunirsi in comunità e a lavorare collettivamente fuori dalle città. Per esempio, alcuni artisti parigini dichiarano di non stare più bene nella loro città e si spostano in Bretagna, una zona contadina della Francia, dove pensano di recuperare le origini della civiltà francese, stabilendo una vera e propria colonia a Pont-Aven. Lì vivono realizzando opere d’arte dal carattere iperestetizzante, all’interno di una località a economia contadina. Sono convinti di tornare alle origini con una mossa primitivista, ma vivendo nel frattempo in modo chiuso. Questo gruppo recupera addirittura una tecnica del vetro colorato gotica, il cloisonnisme, con linee nette nere all’esterno e campiture di colore uniforme all’interno, ma la usano in pittura. Realizzano quadri con linee esterne nette molto nere, e campiture interne di colore molto piatte, senza profondità, puramente di superficie. Questo tipo di stile rientra in una lettura di questo genere, e possiamo associarlo al simbolismo. Intanto, a Parigi, un altro gruppo si muove nella loro stessa direzione, ma rimanendo in città, ovvero i labrili; questi due gruppi sono comunque espressione dello stesso sentimento. I labrili, a differenza degli artisti di Pont-Aven, hanno una sorta di capo gruppo, un vate. C’è quindi una sorta di misticismo, un recupero della religiosità, che traggono dal gotico. Ma da quest’ultimo traggono soprattutto il linearismo e l’allungamento delle forme. Perciò, da un punto di vista formale abbiamo la linea, il recupero di varie tecniche e in particolare l’utilizzo delle tecniche vetrarie nella pittura, un massiccio uso del vetro nello stile Art Nouveau in Francia e nello stile Liberty in Inghilterra, l’idea del lavoro collettivo, il misticismo, e infine il linearismo. Consideriamo anche che la cattedrale era un’opera d’arte totale nel gotico, perché c’erano tutti gli elementi di questo stile, e quindi un perfetto esempio dell’incontro tra arte e artigianato. Per gli artisti di questo movimento l’epoca gotica è all’origine dell’arte e della civiltà. Il neomedievalismo invece, rispetto al gotico, si riconosce per non avere la stessa leggerezza, e per l’utilizzo di stilemi dell’arte gotica su strutture pesanti; è uno stile che si diffonde soprattutto in Inghilterra e in Germania. In quest’epoca, anche il lettering è influenzato dallo stile Art Nouveau, perché per esempio le targhe delle case o le firme degli artisti sono molto studiate, come le firme di Klimt o del suo allievo Schiele, poste dentro un quadrato con le lettere disposte in modi particolari, a formare una sorta di timbro o logo. Il gusto del lettering è importante perché viene dato peso alla tipografia e alla pubblicità di spettacoli e locali, anche se la pubblicità esplode nel 1900. La linea, nello stile Art Nouveau è normalmente curva, a colpo di frusta, continua, e ha una funzione organica, perché richiama gli elementi naturali e vegetali. Su di essa vengono scritti manuali o repertori di forme, per esempio l’opera “Line and form” (1900) di Walter Crane, un autore inglese. Anche gli inglesi hanno la tendenza al distacco: alcuni importanti artisti che fanno parte di un gruppo chiamato “Art and Crafts”, di cui l’esponente principale è William Morris, rispetto all’architettura urbana dello stile Liberty, e soprattutto dello stile Art Nouveau belga e francese, tendono a privilegiare un modo di vita naturale e si stabiliscono nel cottage (inventato da William Morris), una casetta di campagna. Questo gruppo è animato da idee politiche socialiste (i loro teorici sono tutti policizzati e ideologizzati), e lavora molto sull’artigianato, soprattutto sull’arredo, producendo mobili, stoffe e tessuti, e occupandosi molto dell’illustrazione di libri. Walter Crane si può associare a questo gruppo perché il suo manuale è un repertorio di linee che si trovano in natura: artisti come quelli facenti parte del movimento Art and Crafts, possono ispirarsi ad esso, poiché le linee mostrano una continuità tra l’organico e l’inorganico, e tra il vegetale, l’animale e l’umano. Per esempio, la linea radiale delle volte stellate della cattedrale gotica, è quella della muscolatura umana del petto e dell’avambraccio, ed è anche quella delle conchiglie. Questo manuale collega, in modo estetico, tutti gli elementi della natura, ma con un privilegio riservato al mondo animale e vegetale. Un'altra opera del genere si ha, per altri versi, con Kandinskij, un’artista astrattista nato in Germania, il quale lavora alla Bauhaus, la prima scuola di design tedesca. Egli scrive un manuale che si chiama “Punto, linea, superficie”, riservato agli studenti, per l’esercizio delle qualità espressive della linea e della geometria, e per la composizione del disegno e della pittura. Il direttore della scuola è stato allievo di artisti che si erano formati nel clima culturale dello stile Art Nouveau; non a caso, il collegamento tra arte, artigianato e industria è alla base della nascita del design. I precedenti pittorici dello stile Art Nouveau sono quindi: in Francia il gotic revival ottocentesco, l’arte della colonia di Pont-Aven e in generale il simbolismo (il cui massimo rappresentante è Odilon Redon); in Inghilterra il movimento Art and Crafts (il cui massimo rappresentante è John Ruskin); in pittura i preraffaelliti, artisti solitamente molto colti e polifunzionali (molti sono poeti) che si ispirano al 1400 italiano, tra cui Dante Gabriele Rossetti. I quadri di quest’ultimi sono bellissimi e preziosissimi nei dettagli, ma inutili dal punto di vista contenutistico; hanno un’attenzione particolare alla figura femminile: lo stile del periodo è molto estetizzante, e quindi anche femminilizzante. La tipologia di bellezza femminile veicolata dai preraffaelliti è quella della donna pallida, magra, dai capelli neri fluenti e dalla bocca rossa; è una donna delicata e allo stesso tempo spettrale, malaticcia e allo stesso tempo ambigua. Con i preraffaelliti prende piede l’ideale della donna vampira, che poi sfocerà nell’iconografia della femme fatale, della vamp; è un tema che vedrà il legame tra amore e morte. In Francia il maggiore rappresentante dell’Art Nouveau è Hector Guimard, conosciuto per aver realizzato le entrate della metropolitana di Parigi tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, delle opere in ghisa. Quest’ultimo è un materiale industriale, che egli cerca di estetizzare attraverso una decorazione floreale e delle linee continue che arrivano fino ai lampioni, con delle forme di boccioli di fiore, come per coprire le brutture dell’industria. Guimard si occupa anche di case private, come il castello Béranger, in cui si cominciano ad individuare gli elementi più importanti dell’architettura in stile Art Nouveau: la monumentalità dello scalone centrale, la movimentazione della pianta dell’edificio, le vetrate, i lucernari, la finestra sporgente. Quest’ultima, in inglese è detta bow window, ed è stata italianizzata come bovindo; è una finestra che sporge dalla facciata. Ciò è possibile perché grazie all’introduzione del cemento armato, i muri perimetrali degli edifici non sono più quelli portanti, ma lo diventa il nucleo di essi. In questo periodo c’è l’idea dell’opera d’arte totale, che riveste davvero tutto. Ma con il passare del tempo, avvicinandosi al 1900, la decorazione va mancando sempre di più, fino a quando si passa dall’Art Nouveau all’Art Déco, con uno stile più geometrizzante, lineare, semplice ed essenziale. Proprio l’essenzialità non è tipica dell’Art Nouveau, ma ci sono delle eccezioni: in Scozia abbiamo la scuola d’arte di Glasgow; in Austria, soprattutto nella seconda fase, con le figure di Otto Wagner e Adolf Loos si arriverà a una coincidenza tra forma e funzione, cosa che manca l’Art Nouveau. In questi due paesi ci sarà una tendenza alla semplificazione, e addirittura Loos scriverà un libro chiamato “Ornamento e delitto”, contro l’ornamento nell’architettura. Auguste Perret, un francese esponente dell’Art Nouveau è di fatto maestro di Le Corbusier. Quest’ultimo, in Francia, è stato il principale esponente del funzionalismo, ma possiamo notare che in tutto il 1900 c’è questa tendenza. Il Théâtre des Champs-Élysées, del 1913, è già espressione dello stile Art Déco: linea aperta, forme geometriche, recupero del bassorilievo classicheggiante (che prelude all’architettura fascista). Gallé e Lalique sono altri due esponenti dello stile Art Nouveau francese: il primo è famoso per la vetreria, il secondo per i gioielli. In Belgio, il corrispondente di Hector Guimard è Victor Horta, con uno stile molto simile al primo. Un altro esponente belga importante è Henry Van de Velde, fondatore della scuola d’arte di Weimar, che poi diventerà la Bauhaus, e maestro di Walter Gropius, il fondatore di quest’ultima. In Spagna, Antoni Guadì è il maggior esponente del Modernismo. Egli recupera il gotico con l’idea del verticalismo nella Sagrada Familia, una sorta di contemporanea cattedrale gotica in totale ascesa. Ma nell’uso della curva, della policromia, della ceramica delle facciate, del colore, dei balconi e del tetto, si avvicina al barocco. E‘ come se riprendesse la tradizione spagnola e barocca dando un carattere più mediterraneo all’arte gotica. Per quanto riguarda la scuola d’arte di Glasgow, essa si differenzia per una maggiore semplicità e un maggiore geometrismo nello stile, come in alcune sedie per esempio, con degli schienali molto retti e un utilizzo dell’angolo, il quale nello stile Art Nouveau francese manca. Anche la struttura della stessa scuola si differenzia, a partire dalla struttura con le pietre a vista, senza copertura; Horta, Van de Velde e Guimard non fanno che affollare per nascondere la struttura. Contemporaneamente alla nascita dello stile Art Nouveau in Europa, nascono dei gruppi, le cosiddette secessioni, che si staccano dall’arte ufficiale. Questo fenomeno di distacco diventa comune nell’Europa centrale tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900. La prima secessione si ha a Monaco, poi a Dresda, a Berlino, dove abbiamo due secessioni, e a Vienna, dove ne abbiamo addirittura tre. Questo fenomeno continua fino al 1910, in pieno espressionismo. La secessione più importante è quella viennese, che è capeggiata da Gustav Klimt.
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