I mosaici di San Marco

L'Orazione dell'Orto

Da vita ad una complessa e drammatica scena.
La figura di Cristo rappresentata sul monte a fianco degli Apostoli entra in un sistema plastico che ha la tensione di un basso rilievo.
I colori a grandi placche luminose accentrano la sensazione dei piani risolvendo il viluppo delle figure in una spaziata composizione.
Il fondo d'oro e ributtato indietro, mentre la plastica vitalità della natura parla con un linguaggio autorevole e denso di energia.
Particolarmente raffinato è qui anche il colore, tessuto in finissime tramature di turchino e d'oro di verdi e di gialli spenti.
Ne emerge la personalità abbastanza qualificata di un maestro che già mostra di far parte di una cultura autentica e vitale.
Nello stesso drammatico dialogo, che prende vita da elementi esclusivamente formali, si svolgono le scene dell'arcone della passione.


Arcone della Passione

Il Cristo allarga le sue braccia fino a comprendere quasi tutta la composizione in una spasimante cornice, cui fanno commento contrappunto, il pianto raccolto delle marie e invettiva violenta dei soldati.
Gli angeli stessi scompongono il volo in una linea spezzata a tanto fremente tensione; mentre i colori bruni, rossi e turchini, gridano in un accento di straordinaria novità.
Elementi di segno e di colore del più chiaro espressionismo romanico.
Questo è il motivo più nuovo della pittura veneta a metà duecento.
Non va esclusa però la coesistenza di altre forme, come quelle quasi arcaiche delle storie di Maria e Gesù del transetto nord di San Marco nella tribuna dell'organo.
Questi sono ritenuti tradizionalmente i mosaici più antichi della Basilica, ma molto probabilmente ne conservano la iconografia, essendo stati rifatti all'inizio del duecento.
Lo stile del maestro della Passione è quello che domina nella decorazione di San Marco, fin verso la metà del secolo, e si può vedere anche in quella parte dei mosaici dell'atrio verso il fronte della piazza, che furono compiuti probabilemente entro il 1258.


Delle Storie della Genesi di Abramo e della serie delle Storie di Giuseppe

Le più antiche sono quelle della Genesi, nella prima cupola e nell'arcone adiacente.
Esse mostrano una variazione in senso narrativo del pathos espressionistico dei mosaici della Passione, tanto che si è pensato alla ispirazione dei perduti modelli a fresco e alla derivazione dello stile corsivamente realistico della Bibbia londinese detta di Cotton, un manoscritto Alessandrino del Vi secolo.

Le figure dei Progenitori, le Storie dell'Arca, il Paradiso Terrestre e la descrizione degli animali, offrono sorprendenti occasioni a una pittura di grande freschezza naturale, condotta con colori ricchi di vibrazioni atmosferiche, ben lontani ormai dalla convenzionale cifra luministica bizantina.
Basti vedere come, sotto il giro scintillante dell'arcobaleno, le bianche colombe e i pavoni escono fuori dall'arca, mentre su un paesaggio rupestre, punteggiato di verdi tenui spiccano i mantelli fulvi e maculati degli animali selvaggi rappresentati con una vivace agilità.
Il quarto tempo della decorazione di San Marco, riprende dopo una pausa decennale, attorno al 1258 e giunge verosimilmente verso il 1275 con le ultime Storie di Giuseppe e di Noè nell'atrio e i mosaici della Scoperta della Reliquia nel transetto.
Delle lunette della facciata in cui si raccontava la storia di San Marco, solo l'estremità a sinistra ci è stata conservata, con la veduta dell'antica chiesa.
Il colore più raffinato e la sottile vibrazione lineare, già annunciano chiaramente le forme della pittura gotica.
Ma l'iconografia mostra un improvviso ritorno a forme costantinopolitane della composizione stilizzata, quasi in una sorta di neoclassicismo.
È questo il primo cenno di una tendenza che ci accentua nell'ultimo quarto del secolo, forse anche in concomitanza col riavvicianmento politico a Bisanzio, nel tempo degli imperatori Paleologhi, dopo la pace del 1260.
Tutto un secolo dunque passa nei mosaici di San Marco, dalle primitive forme ravennati fino al preludio del gotico.
Venezia giunta in ritardo nel campo dell'arte romanica, si era creata rapidamente un linguaggio potentemente espressivo, accogliendo alla tradizione bizantina il gusto del colore, e della nervosità nordica il segno incisivo e la tensione plastica che suggeriscono il movimento.

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