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Concetti Chiave

  • I patrizi romani detenevano il controllo politico e sociale, avendo accesso a tutte le cariche, mentre i plebei erano esclusi e costretti a lavorare e obbedire.
  • Le guerre avvantaggiavano i nobili, che si appropriavano delle terre conquistate, mentre i plebei, costretti a servire nell'esercito, tornavano a casa e trovavano miseria e indebitamento.
  • La situazione insostenibile portò i plebei a ritirarsi sul Monte Sacro, decidendo di non lavorare e non combattere più, in segno di protesta.
  • Menenio Agrippa, inviato dal Senato, utilizzò un apologo per convincere i plebei della necessità di collaborare con i patrizi, sottolineando l'importanza reciproca tra le classi sociali.
  • Le parole di Menenio Agrippa persuasero i plebei a tornare alle loro attività quotidiane, evidenziando l'illusione di poter prosperare isolandosi dai patrizi.

Disuguaglianze tra patrizi e plebei

I cittadini romani, come abbiamo visto, non avevano gli stessi diritti: i patrizi potevano accedere a tutte le magistrature, tenevano sotto il loro controllo lo stato e disponevano delle sorti del popolo; i plebei erano esclusi da ogni carica e dovevano ubbidire e lavorare.

Conseguenze delle guerre sui plebei

Le guerre e le vittorie erano vantaggiose soltanto per i nobili, che si impadronivano della miglior parte del territorio conquistato; al contrario, i plebei erano costretti, per servire nell’esercito, ad abbandonare il campicello, che talvolta era la loro unica risorsa, e, quando tornavano sulla propria terra, trovavano sterpaglia e miseria. Spinti dalla necessità, si indebitavano, perdevano spesso tutto ciò che possedevano e potevano anche , poiché la legge lo consentiva, cadere schiavi dei creditori.

La secessione sul Monte Sacro

Un giorno i plebei, non potendo più tollerare siffatta situazione, si ritirarono sul Monte Sacro, decisi a non lavorare e a non combattere.

L'apologo di Menenio Agrippa

Il Senato inviò sul monte un patrizio, Menenio Agrippa, che raccontò alla plebe questo apologo: “un tempo le membra del corpo umano non vollero più lavorare per lo stomaco, che rimaneva, a loro avviso, inerte e passivo; pertanto le mani non portarono più cibo alla bocca, e i denti non masticarono più ed ogni attività venne sospesa. Ma in breve tutto l’organismo si indebolì e sopravvenne la rovina generale. Così, perdurando in questo vostro atteggiamento, rovinerete non solo i patrizi, ma anche voi stessi, poiché, se i nobili hanno bisogno del vostro lavoro, a voi è pure necessario il loro sostegno: e quindi la loro rovina sarà la vostra rovina”. I plebei, persuasi dalle parole di Menenio Agrippa, tornarono alle loro case e ripresero la consueta attività.

Domande da interrogazione

  1. Quali erano le principali disuguaglianze tra patrizi e plebei nell'antica Roma?
  2. I patrizi avevano accesso a tutte le magistrature e controllavano lo stato, mentre i plebei erano esclusi da ogni carica e dovevano obbedire e lavorare, subendo così una netta disparità di diritti.

  3. Quali conseguenze avevano le guerre sui plebei romani?
  4. Le guerre avvantaggiavano solo i nobili, che si appropriavano delle terre conquistate, mentre i plebei, costretti a servire nell'esercito, tornavano a terre abbandonate e in miseria, spesso indebitandosi e rischiando di diventare schiavi dei creditori.

  5. Come riuscì Menenio Agrippa a persuadere i plebei a tornare al lavoro?
  6. Menenio Agrippa raccontò un apologo sul corpo umano, spiegando che il rifiuto di lavorare avrebbe portato alla rovina di tutti, patrizi e plebei. Le sue parole convinsero i plebei a riprendere le loro attività, riconoscendo l'interdipendenza tra le due classi.

Domande e risposte

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