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Sumeri – Specialisti della scrittura

La scrittura sumerica era una pratica complessa, che richiedeva un lungo e difficile apprendistato. Per addestrare esperti adatti al compito esistevano vere e proprie scuole, chiamate “case delle tavolette”, annesse agli uffici amministrativi. Qui, attraverso un apprendimento lento e faticoso, sostenuto da una rigida disciplina, venivano formati gli specialisti della scrittura, gli scribi. L'importanza della scrittura per l'amministrazione dei templi e dei palazzi destinava gli scribi a ricoprire gli incarichi più importanti e a rappresentare di fatto il gruppo dirigente della città. Gli scribi erano di sesso maschile e appartenevano agli strati alti della società. Il loro sapere non era accessibile agli uomini comuni, che non sapevano né leggere né scrivere: esso era uno strumento che consacrava il privilegio di pochi eletti, una delle forme attraverso le quali un gruppo ristretto esercitava il proprio dominio sulla società. Così, se da un lato la scrittura metteva in rapporto gli uomini, dall'altro li separava creando rigide gerarchie.

Nata da esigenze di contabilità, ben presto la scrittura fu impiegata per redigere testi sacri, letterari e scientifici. L'opera più celebre è senza dubbio l'Epopea di Gilgamesh, mitico re di Uruk, che osò sfidare gli dèi volendo sfuggire alla morte. Dai testi scientifici apprendiamo che i popoli mesopotamici eccellevano nel calcolo – conoscevano le quattro operazioni aritmetiche di base, le radici quadrate e cubiche e sapevano calcolare la superficie di diverse figure geometriche – e nell'astronomia – a loro si deve l'elaborazione, nel II millennio a.C., di un calendario lunare di dodici mesi di trenta giorni ciascuno.

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