pexolo di pexolo
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Roma repubblicana - Condizione schiavile


I contadini (II secolo a.C.) subiscono quindi fortemente la concorrenza del lavoro servile; gli schiavi che lavorano in campagna, nella gradazione di differenti modi di schiavitù che ci sono a Roma, sono quasi i peggio trattati (peggio di loro ci sono solo quelli che lavorano nelle miniere, soprattutto in Sicilia e in Macedonia, e gli schiavi-pastori, i principali protagonisti delle rivolte servili→Euno, schiavo in Sicilia, fu capace di organizzare bande armate e che riuscirono ad essere domate in sette anni, dal 139-132 a.C., lungo i quali tennero sotto scacco il pro-console romano). Non tutti gli schiavi vivevano allo stesso modo: gli schiavi urbani avevano una vita molto diversa, essi vivevano nelle grandi famiglie e potevano avere mansioni differenti (camerieri, insegnanti se greci o di altre civiltà), specialmente chi aveva una buona educazione poteva essere utilizzato per mansioni di più alta importanza e quindi acquisire, dalla vicinanza con il padrone, una condizione privilegiata che lo spingeva a chiedere la libertà (attraverso il pagamento del peculium, il gruzzolo necessario per farsi riscattare, accumulato con più facilità se si faceva un lavoro in cui si prendevano mance ed altre gratificazioni). I contadini liberi, in uno scenario fatto di grandi aziende agricoli organizzate a monocoltura, non avevano vita meno facile dei servi stessi; soprattutto dopo anni di lunghe guerre, che spesso duravano decenni (come quella spagnola, dove fu usato un esercito spagnolo stipendiato, con un contributo che venne chiesto di versare alle due Spagne, proprio perché l’esercito non faceva più campagne stagionali come in precedenza, ma lunghe campagne stanziali, ovviamente caratterizzate da rigidi inverni in cui si usavano gli hibernae, ovvero accampamenti invernali, oltre a quelli estivi), i contadini che ritornavano erano sollecitati a vendere le proprietà a grandi proprietari terrieri, che avevano soldi per impiantare nuove coltivazioni su grandi aziende (come la vite e l’ulivo, un affare in cui si investe tanto denaro e da cui per anni non si ricava nulla, almeno dopo 3 o 5 anni, sempre che non ci siano cattive stagioni).
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