pexolo di pexolo
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Realtà municipale di Costantinopoli

La realtà municipale cittadina dell’Oriente, la vita municipale era molto ricca dal punto di vista intellettuale, economico, etc. Ogni città aveva una forte tradizione municipale, perché l’Oriente conquistato da Alessandro Magno aveva desunto la propria cultura dalla Grecia classica e l’aveva rielaborata con forti tradizioni locali (tali città in Oriente erano immaginabili un po’ come le città della vita comunale in Italia del 1300: forti tradizioni locali, ricchezza intellettuale, economica, etc.); questo è documentato nelle Orazioni di Temistio e Libanio, due autori laici (fondamentali per capire la vita intellettuale dell’Oriente greco del IV secolo), Temistio era senatore e fu incaricato da Costanzo II di perfezionare la vita istituzionale di Costantinopoli, città preesistente a Costantino, che viene riedificata all’epoca di Costantino e che è tutta ancora da costruire nei nuovi apparati istituzionali dell’impero riformato di Diocleziano e Costantino. Costantinopoli è una delle tante residenze imperiali di questo periodo, ma già Costantino aveva l’idea di farne una “seconda capitale”, tanto che Zosimo e altre fonti greche la definiscono Nea Romae (idea che non si realizza sotto Costantino, ma a partire da Costanzo II, che governa come imperatore unico dal 337 al 361 risiedendo quasi sempre a Costantinopoli ); essa è una città in fieri, che per diventare la Nea Romae greme risorse ed uomini da tutte le provincie. Quando questo diventa un fenomeno ormai scontato nessuno si lamenta più, mentre quando questo processo inizia gli intellettuali di queste città di tradizione ellenistica (di tutto l’Oriente) si lamentano e scrivono opere da cui è evidente l’odio verso Costantinopoli: Libanio, ad esempio, un professore universitario che aveva rapporti in tutto il mondo grazie ai suoi numerosissimi studi, sostiene che Costantinopoli distrugge tutto l’Oriente, tutte le istituzioni che in essa si stanno formando sono fatte a scapito delle città orientali perché da esse attinge gli uomini; Temistio, invece, dimostra di capire meglio i tempi e anziché scalpitare tanto accetta l’andazzo: tanto vale, a suo avviso, partecipare alla nuova situazione per cercare di renderla meno pesante possibile, perciò accetta l’incarico di senatore sotto Costanzo II con il fine di rendere il senato di Costantinopoli eguale a quello di Roma, cioè di 2000 membri . Tuttavia, come accusato da Libanio, un così vasto consiglio di rappresentanza è composto dall’umanità disponibile in Oriente: «un salsicciaio di Creta», gentaglia, tecnici che stanno acquistando un potere enorme per il solo motivo che sanno stenografare, mentre non sanno nemmeno parlare il greco correttamente e «riempiono tutto di errori»; essi non possono assurgere bene a questo incarico, dovrebbero conoscere il latino siccome l’imperatore legifera in latino, mentre non conoscono nemmeno il greco. La frase di Gerolamo, scritta intorno al 380-390, ha dietro tutto uno spessore di polemica del mondo intellettuale greco contro Costantinopoli, mentre probabilmente non c’entra nulla con il provvedimento di Costantino: egli conosce le opere di Libanio e di Temistio, in quanto legge moltissimo e forse si è votato all’ascetismo proprio per questo, di conseguenza dietro a questa frase c’è con molta probabilità la polemica di Libanio a Costantinopoli.

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