Sapiens Sapiens 13858 punti

I Romani e la medicina


I Romani non erano soliti ricorrere ai medici. Il primo medico, di origine greca, giunse a Roma solo nel 219 a.C., all’inizio della seconda guerra punica. Di solito era il “pater familias” a diagnosticare la malattia, a prescrivere il rimedio e a preparare le medicine per tutti, schiavi compresi. Questa consuetudine si mantenne anche dopo che a Roma si furono stabiliti i medici greci. Infatti Catone il Censore sui vantava di essersi fatto vecchio proprio perché si era sempre curato da solo. Spesso era uno schiavo o una schiava (per le donne) ad essere istruito nell’arte medica. Alcuni schiavi riuscirono anche a farsi un nome in questo campo a tal punto da poter guadagnare tanto da potersi pagare il riscatto dalla schiavitù.
Le medicine erano tutte a base di erbe, raccolte negli orti, nei campi o nei boschi. Tuttavia esse potevano essere anche acquistate dal “pharmacopola”, una specie di droghiere-farmacista. Fra le piante medicinali era molto in uso la genziana bianca, chiamata “laserpitium”, utile per tutti i mali, eccetto il mal di denti. Molto diffuso era anche l’aglio, lo zafferano, l’uovo sbattuto, la senape ed il cavolo.
In mezzo a tanta ignoranza della scienza medica, non c’è da meravigliarsi se le pratiche superstizione fossero molto diffuse perché i Romani pensavano che laddove la medicina non pitesse aver alcun risultato, sarebbe potuta arrivare la magia.
Fra tutti, però, i medici greci erano coloro che avevano conoscenze mediche di gran lunga superiori a tutti. Fra di loro c’era dei veri e propri scienziati, autori di trattati, che pur con tutti gli inevitabili errori, meritano tutto il rispetto dei moderni. Più che della medicina vera e propria, i Greci si occupavano dell’anatomia umana e della chirurgia. Infatti a Pompei sono ritrovati degli strumenti chirurgici di fattura sorprendentemente moderna.
Furono i Greci che introdussero a Roma il concetto di assistenza sanitaria per tutti i cittadini. Infatti, al tempo di Augusto, fu istituito un servizio medico pubblico espletato da quattordici “archiatri”, pagati dallo Stato e che assicuravano l’assistenza medica a tutti, indistintamente. Un servizio medico esisteva anche all’interno dell’esercito: ogni legione aveva i suoi medici e gli accampamenti fissi erano dotati di ospedali militari, chiamati “valetudinaria”.
La professione di medico non era disciplinata giuridicamente per cui chiunque poteva fare il medico e, purtroppo, i ciarlatani, godevano di maggior prestigio rispetto ai medici seri. Di solito i medici erano specializzati nella cura di una sola malattia, però esistevano anche i “clinici” una specie di medici generici di oggi che esercitavano la loro professione in un ambulatorio chiamato “taberna”.
La parcelle erano molto alte; da documenti sappiamo che un medico di Marsiglia, per un consulto chiese ed ottenne 50.000 denari, somma corrispondente a circa 1.500 euro di oggi.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email