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La religione egiziana


Gli antichi egiziani politeisti, cioè adoravano molti dèi. Profondamente religioso, il popolo egiziano divinizzò tutte le cose benefiche che lo circondavano. Esso adorava anzitutto il Nilo, apportatore di prosperità e vita così benigno da donare l’acqua preziosa proprio nell’estate, cioè nel periodo di naturale siccità. Insieme al Nilo adorò il Sole vivificatore, Ra o Ammone: e molti animali domestici, nei quali riteneva si incarnassero le divinità. Così il bue Api fu ritenuto una incarnazione di Osiride, il dio dei morti. Gli Egiziani credevano che Osiride (sole che tramonta), figlio del dio Terra e della dea Cielo, fosse stato ucciso dal fratello Seth (notte); pianto, cercato e ritrovato dalla moglie Iside (luna), vendicato dal figlio Horo (sole che nasce) e risorto.
Era considerato anche dio dei campi, della vegetazione che, anch’essa, vive per la resurrezione dei semi posti nella terra. Osiride era il re dei morti, egli pesava sulla sua bilancia le azioni buone e cattive dei defunti per giudicarli. Se il piatto delle azioni cattive era il più pesante, lo spirito del morto (Ka) era divorato da un mostro; se invece traboccava il piatto delle azioni buone, era accolto nel regno di Osiride. Il giudizio aveva luogo durante i settanta giorni nei quali il corpo del defunto veniva mummificato. La mummificazione era una lunga operazione che doveva rendere il corpo incorruttibile, imbalsamato. Il Ka, o spirito, era considerato il doppio del corpo, dal quale lo separava la morte. Perché il Ka sopravvivesse era necessario che il corpo venisse preservato dalla decomposizione e dalla violenza. Per questo, quegli Egiziani che avevano i mezzi per farlo, mummificarono i corpi dei loro trapassati e costruirono tombe come i Mastaba e le Piramidi, che esistono ancora oggi.
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