La prima guerra punica

L'occasione dello scontro si presentò quando sia a Roma sia a Cartagine si prospettò la possibilità di controllare Messina, un avamposto strategico nonché un decisivo punto di appoggio per le rotte commerciali tra Mediterraneo orientale e occidentale. Il pretesto per lo scontro fu offerta dai mercenari campani Mamertini (in lingua locale Mamers ovvero Marte), i quali, dopo essere stati al servizio di Agatocle, tiranno di Siracusa morto nel 289 a.C., rimasti senza ingaggio, avevano rubato il porto di Messina, imponendo esosi pedaggi per l'attraversamento dell'omonimo stretto. Assediati dalle truppe di Gerone, nuovo tiranno di Siracusa, i Mamertini in un primo tempo chiesero aiuto ai Cartaginesi poi, preoccupati per la loro ingombrante presenza, si rivolsero a Roma nel 264 a.C.
Intervenendo in favore di una città insulare, che dunque rientrava nella sfera di influenza punica, i romani violavano apertamente i trattati firmati con Cartagine, che di conseguenza dichiarò loro guerra, pur essendo riluttante a impegnarsi in un lungo conflitto. I romani, insediato un presidio militare a Messina e alleatisi con i Siracusani, adottarono la tattica del logoramento e posero sotto assedio Agrigento e altre città siciliane, che continuarono però a essere rifornite da Cartagine via mare. Fu così che il Senato romano, nel 260 a.C., con una deliberazione paragonabile a quella presa da Atene durante la seconda guerra persiana, decise di allestire una potente flotta navale che inaspettatamente ottenne a Milazzo un successo sui nemici, sebbene non decisivo.

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