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Inizialmente le operazioni di recupero della Spagna non ebbero esito positivo, nonostante Pompeo avesse unito le sue forze a quelle del governatore Metello, al punto che alla fine del 76 a.C. dovette ritirarsi verso i Pirenei. Ma dal 74 a.C. la situazione cominciò a volgere a favore di Pompeo, cui arrivarono due legioni di rinforzo che gli consentirono di sottomettere i Celtiberi. Inoltre il pericolo dei pirati fu al momento ridimensionato grazie alla vittoria conseguita dall’ammiraglio Marco Antonio, un pretore che aveva ricevuto l’imperium per debellare i pirati. Tuttavia non gli furono dati mezzi sufficienti ad estirpare il male alla radice, così che il problema si riacuì negli anni successivi. D’altra parte, la situazione per Sertorio si era fatta problematica a causa della presenza dei fuoriusciti democratici al seguito di Perperna, che trattando con alterigia i barbari ne provocavano la defezione dall’esercito. Per impedire questa emorragia di forze, Sertorio era costretto a reprimere gli Iberi, minando progressivamente la sua popolarità. Le cose peggiorarono nel 73 a.C. quando si seppe che a Roma era stata approvata una legge in cui si concedeva l’amnistia agli ex partigiani di Lepido che fossero tornati in Italia. Va anche detto che Sertorio mancava del cinismo e dell’implacabilità necessaria in un frangente così pericoloso, come dimostrava in fatto che non cessò di negoziare con i suoi nemici per poter rivedere la patria e la madre. Infine, quando Pompeo mise una taglia sulla sua testa, nel 72 a.C. Perperna lo fece trucidare a tradimento. Ciò tuttavia non impedì a Pompeo di farlo uccidere poco dopo.

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