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La nascita e il crollo dell’Impero dei Chin

All’inizio del III secolo a.C. il mondo cinese era diviso in sette regni autonomi e in continuo contrasto. Uno di questi, il Regno Chin, situato nella regione nord-occidentale del paese, occupava una serie di aridi altopiani che offrivano scarsissimi mezzi di sussistenza; inoltre, ai suoi confini premevano popolazioni bellicose che minacciavano continuamente di invaderlo. Si rese così necessario una profonda riforma, capace di aumentare la produzione agricola e quindi la ricchezza del Regno mediante lo sviluppo di un efficiente sistema di irrigazione; poiché, però, i contadini non avevano alcun interesse a impegnarsi in quest’opera, in quanto il raccolto in eccedenza sarebbe stato comunque prelevato dai signori feudali, l’unica soluzione possibile si rivelò l’abbattimento del sistema feudale.

La riforma ebbe inizio nel 259 a.C.: furono formate nuove unità sociali, cosituite ciascuna da dieci famiglie contadine, che avrebbero pagato ai signori un tributo unico e fisso, non più coincidente con l’eccedenza del raccolto; inoltre i titoli feudali avrebbero perso il loro carattere ereditario e sarebbero stati conferiti direttamente dal sovrano a quei nobili che si fossero distinti in guerra. Molti degli aristocratici che rinunciarono allo sfruttamento feudale confluirono allora nella classe dei burocrati, svolgendo mansioni amministrative per conto dello Stato e ricevevano in cambio una regolare retribuzione. Il rapido successo della riforma consentì ai Chin di sconfiggere i popoli che minacciavano i loro confini e di sgominare nell’arco di pochi decenni tutti gli altri Regni.

Nel 221 a.C. venne così costituito un unico Stato centralizzato, sotto il dominio della dinastia Chin: l’antico titolo di re (wang) fu sostituito da quello di imperatore (huang-ti). Si procedette quindi a una poderosa opera di organizzazione del vasto Impero, costruendo strade, unificando la scrittura, i pesi e le misure e fissando un codice di leggi scritte. L’Impero fu ripartito in trentasei prefetture, ciascuna divisa in numerosi distretti. Queste riforme, però, crearono anche nuovi problemi: per compiere i lavori “statali” (costruzione di strade, canali, fortificazioni ecc.), per esempio, i contadini furono sottratti forzatamente al lavoro dei campi, il cui rendimento di conseguenza diminuì; inoltre la riscossione delle imposte venne affidata ai mercanti più ricchi di ogni distretto, i quali ne approfittarono per eseguire tasse maggiori del dovuto; infine i nobili che avevano perduto gli antichi privilegi cospiravano per un ritorno al sistema feudale.

La crisi esplose nel 209 a.C. che vide schierati da un lato la classe dirigente dei Chin e quella dei mercanti, dall’altro i piccoli feudatari di un tempo e i contadini: alla testa di questi ultimi si pose Liu Pang, egli stesso di origini contadine. La dinastia Chin infine cadde nel 206 a.C., ma ciò non condusse alla restaurazione del feudalesimo (rifiutato dai contadini e guardato con diffidenza dagli stessi nobili che erano ormai impiegati stabilmente in nuove funzioni), alla cui testa si pose la nuova dinastia Han, così chiamata dal nome della terra d’origine di Liu Pang, il nuovo imperatore.

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