Gli Hittiti: l'arte della guerra


Alla morte di Hammurabi l'impero babilonese si avviò verso un lento e inarrestabile declino, causato sia dalle ribellioni delle popolazioni che abitavano nelle regione periferiche sia dalla ripresa delle migrazioni; vari popoli, infatti, approfittando dea debolezza dei confini dell'impero babilonese presero a effettuare continue incursioni che, intorno al 1550 a.C., culminarono con l'invasione degli Hittiti. Questo popolo, originario della regione compresa tra Mar Nero e Mar Caspio, intorno al 2200 a.C. si stabilì in Anatolia, dove fondò Hattusa, la futura capitale del regno.
In quella regione gli Hittiti si fermarono molti secoli, vivendo grazie un'agricoltura primitiva, basata sullo sfruttamento intensivo della terra, che ben presto si impoverì, costringendo a un seminomadismo perenne. Per questo motivo gli Hittiti integravano la loro economia con la pratica dell'allevamento del bestiame, in particolare dei cavalli, che furono i primi ad addomesticare per servirsene come animali da lavoro oppure in battaglia. Con gli Hittiti compaiono infatti per la prima volta la cavalleria, come corpo scelto dell'esercito, e i carri da guerra, che a lungo costituirono il terrore degli eserciti avversari. La povertà del loro territorio spinse gli Hittiti a cercare terre più ricche: attratti dalla prosperità e dalla ricchezza delle città mesopotamiche, si spinsero fino a Babilonia , che conquistarono intorno al 1550 a.C.

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