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Fine della civiltà micenea – Cause

Dopo la caduta di Troia i regni micenei si ripiegarono entro orizzonti più ristretti. Lo sconvolgimento che l'invasione dei Popoli del Mare provocò in tutto il Vicino Oriente interruppe i contatti commerciali, culturali e politici nel quali i Micenei si erano inseriti con grandi vantaggi.
Successivamente, in vari momenti, numerosi tra i principali palazzi (Micene, Tirinto, Pilo) furono distrutti: alcuni forse in conseguenza di un terremoto, altri certamente per opera umana. Non sappiamo chi fossero i distruttori, e gli storici hanno formulato tutte le ipotesi possibili: rivolte interne, lotte tra regni, misteriosi invasori esterni.
In questa situazione disgregata s'inserì, intorno al 1100 a.C., l'arrivo di nuove genti indoeuropee, che i Greci di molti secoli dopo chiamarono Dori. L'arrivo dei Dori, che si radicarono soprattutto nelle regioni settentrionali, nel Peloponneso e a Creta, si sovrappose a quello di altre genti indoeuropee dello stesso ceppo linguistico, ma parlanti dialetti diversi, che si erano insediate nella penisola precedentemente: gli Ioni, che occupavano l'Attica e l'Eubea, e gli Eoli, stabilitisi principalmente in Tessaglia e in Beozia. Oggi indichiamo comunemente queste genti con il nome di Greci.

Con la fine dei palazzi vennero meno i commerci su media e lunga distanza e tutte el attività economiche, dall'artigianato all'allevamento, all'agricoltura, si riadeguarono a livelli più bassi; scomparve la scrittura (lineare B), la cui esistenza nella società micenea appare legata solo alla vita economica dei palazzi.

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